Keystone
ZURIGO
26.08.2020 - 20:480

Caso Carlos: assolti gli psichiatri che lo tennero legato per 13 giorni

Il Tribunale distrettuale di Zurigo non ha rilevato gli estremi per condannarli per sequestro di persona.

I fatti avvennero quando il giovane delinquente, allora 15enne, si trovava in detenzione preventiva per aver ferito gravemente con un coltello un altro ragazzo.

ZURIGO - Il Tribunale distrettuale di Zurigo ha assolto in serata dall'accusa di sequestro di persona tre psichiatri del giovane delinquente noto alle cronache nazionali con il soprannome di "Carlos".

Quando avevano in cura nel 2011 il giovane, allora 15enne, i tre psichiatri della clinica universitaria di Zurigo lo avrebbero legato a un letto per tredici giorni, ben più delle poche ore consentite.

L'allora adolescente si trovava in detenzione preventiva dopo aver ferito gravemente un altro giovane con un coltello durante una lite. In prigione aveva tentato di suicidarsi, ciò che aveva spinto le autorità a trasferirlo nella clinica psichiatrica.

Qui i tre psichiatri sotto accusa lo avevano immobilizzato con delle cinghie aiutandosi anche con dei farmaci per tenerlo calmo. A partire dal nono giorno, al ragazzo era stata concessa un'ora per sgranchirsi le gambe e fare qualche passo, tuttavia con gli arti inferiori legati e in compagnia di agenti di polizia.

Per il procuratore si è trattato chiaramente di un trattamento sproporzionato. Nell'atto d'accusa egli chiedeva condanne con la condizionale di 14 mesi per sequestro di persona per il principale responsabile e di sette mesi - oggi però ridotti a sole pene pecuniarie - per complicità in sequestro di persona per gli altri due. I tre imputati si considerano invece innocenti: a loro avviso non vi erano state alternative in attesa che si liberasse un posto nella clinica speciale di Rheinau, adatta ai criminali affetti da turbe psichiche. Contro la sentenza può ancora essere interposto ricorso.

Il 24enne ha seguito il processo via video da un'altra stanza del tribunale perché assieme ai quattro poliziotti che dovevano sorvegliarlo non sarebbe stato possibile rispettare le distanze imposte in relazione al coronavirus. Nel corso dell'udienza si è però fatto riaccompagnare in prigione, dove è rinchiuso in una cella individuale.

Un'odissea giudiziaria - Questa vicenda è l'ennesimo capitolo di un'odissea giudiziaria cominciata anni addietro. La penultima tappa di questa storia risale allo scorso novembre, quando un tribunale distrettuale zurighese aveva ordinato una terapia psichiatrica stazionaria per il giovane, a corredo di una pena supplementare di 4 anni e nove mesi di detenzione per una serie di aggressioni ai danni di secondini, poliziotti e altri detenuti ospitati nel carcere dove stava scontando una condanna precedente.

La condanna inflitta in novembre è però stata sospesa in favore di una misura terapeutica stazionaria, conosciuta nel gergo giudiziario anche come "piccolo internamento". In pratica si tratterà di verificare ogni cinque anni se la terapia è efficace e se è necessario prolungarla. Il problema è che "Carlos", al secolo Brian, si è sempre opposto a qualsiasi forma di terapia. Secondo una perizia esiste tuttavia una «piccola probabilità» che una simile misura possa essere efficace.

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