Mitomani nel dolore: c'è chi ha finto di essere amico delle vittime di Crans-Montana

Rilasciavano interviste ai media e dialogavano con i familiari: emergono due casi di persone che si sono finte vicine ai deceduti.
Rilasciavano interviste ai media e dialogavano con i familiari: emergono due casi di persone che si sono finte vicine ai deceduti.
CRANS-MONTANA - Smascherati due casi di persone che negli ultimi mesi si sono finte amiche delle vittime della tragedia di Crans-Montana. A parlarne oggi è 20Minuten, secondo cui i giovani coinvolti, un ragazzo e una ragazza, rilasciavano interviste ai media e dialogavano con i familiari.
L'ammissione - «Devo scusarmi con voi per le storie su Crans. Non avevo nulla a che fare con il Le Constellation», ha confessato un 20enne nel gruppo WhatsApp in cui si confrontano un'ottantina di familiari e amici delle vittime. Il giovane si era unito ai familiari in lutto e aveva più volte finto di aver perso anche lui un amico nella tragedia, come ha ripetuto in diverse interviste. Inoltre era sempre presente quando le famiglie si riunivano, tra funerali, marce commemorative e il confronto con i Moretti a Sion.
«Nel frattempo ho preso le distanze. Inoltre sono in cura medica», ha detto il giovane a 20Minuten, precisando che non voleva fare del male a nessuno, anzi, è stato presente per i familiari in lutto e si è scusato personalmente con diversi di loro.
La finta amica di Trystan - Ma il suo non è un unicum. Una presunta amica di Trystan Pidoux, deceduto nella tragedia di Capodanno a soli 17 anni, è arrivata persino a invitare 20Minuten a casa sua. La 15enne sosteneva di aver conosciuto Trystan online e di incontrarlo regolarmente a Losanna. Diceva di sentire la mancanza dei suoi «video divertenti» e come prova della loro amicizia aveva mostrato un braccialetto di perline su cui era scritto «T.R.Y.S.T.A.N.».
Dopo una richiesta di chiarimenti da parte del quotidiano zurighese la ragazza è poi sparita dai radar. E, a causa dei forti dubbi sulla veridicità delle sue affermazioni, la sua intervista non è mai stata pubblicata.
«Mi è sempre sembrato sospetto» - «Quel tipo mi è sempre sembrato sospetto», ha detto rispetto al primo caso la madre di una giovane deceduta a Crans-Montana. «Quando cercavo di capire a quale famiglia appartenesse, diceva a volte di essere stato a Crans-Montana la notte dell’incendio, altre volte di essere un amico di una vittima, altre ancora di essere un pompiere. Anche la sua origine restava poco chiara: diceva di essere del Vallese, poi del Canton Vaud, poi di Friburgo – ho capito presto che non si poteva credergli. Alla fine non riusciva più a guardarmi negli occhi».
Il padre di un'altra vittima, al contrario, spende comunque parole positive per questi estranei. «Sì, alcune persone non conoscevano Trystan, Arthur, Cyane o gli altri. E non erano nemmeno a Crans-Montana quella sera. Ma ci sono stati dopo, quando ci erano rimasti solo silenzio, vuoto e lacrime. Sono venuti, hanno portato fiori sulle tombe e stretto mani. Per molti sono stati un’ancora di salvezza». E ancora: «Chi critica avesse almeno la metà dell’umanità, del coraggio e della presenza di chi forse ha solo "preso in prestito" il nostro dolore».








