«La crescita svizzera con la libera circolazione? È misera»

È la lettura del professore di economia Reiner Eichenberger, che lancia un grido d'allarme: la Svizzera, nonostante le sue eccellenti istituzioni, si è addormentata.
ZURIGO - Se la si calcola correttamente, tenendo conto dell'immigrazione e dei frontalieri, la crescita economica vissuta in Svizzera con la libera circolazione è stata «misera». È la lettura del professore di economia Reiner Eichenberger, che lancia un grido d'allarme: la Svizzera, nonostante le sue eccellenti istituzioni, si è addormentata, dice.
Politici «sonnambuli» - In un'intervista rilasciata a 20 Minuten in occasione della pubblicazione di un suo appello ai presidenti dei partiti elvetici, scritto con un altro accademico, Fabian Kuhn, il 65enne definisce molti politici svizzeri «sonnambuli» e offre una diagnosi spietata di quello che considera il declino elvetico. Il problema, a suo avviso, non è la qualità delle istituzioni, ma il fatto che sono state neutralizzate da un meccanismo perverso: i cosiddetti costi di gestione (Füllungskosten, letteralmente costi di riempimento), sulla scia dell'arrivo in massa di nuovi abitanti.
«Attualmente la Svizzera non sta sfruttando appieno il proprio potenziale», afferma il docente all'università di Friburgo. «In linea di massima, nel confronto europeo e internazionale, la Confederazione dispone di istituzioni politiche eccellenti: una democrazia diretta intensa, un federalismo a livello locale». Ma il sistema appare vanificato. «Per i cittadini, una buona politica e gli investimenti nella piazza economica non sono più convenienti, perché ogni aumento della prosperità porta solo più pressione migratoria e quindi costi di gestione», sotto forma di rarefazione e rincaro di terreni, infrastrutture, prestazioni formative e sanitarie, beni ambientali. «Questi sviluppi compensano i vantaggi di una buona politica».
Misurare nel modo giusto - Uno dei punti centrali dell'analisi di Eichenberger riguarda la crescita economica. Contrariamente alla narrazione comune, il professore sostiene che la performance elvetica sia in realtà ben poca cosa, se misurata nel modo giusto. «La Svizzera ha avuto una crescita più elevata solo in termini di prodotto interno lordo (Pil) totale. Ma questo è dovuto solo alla sua grande espansione demografica: dall'introduzione della piena libertà di circolazione con l'Ue nel 2007 ad oggi, è stata di ben 18 volte superiore a quella della Germania. Il Pil pro capite - la grandezza decisiva per la prosperità e la qualità della vita - dal 2007 al 2023 è cresciuto dello 0,64%, in Germania dello 0,67%. Inoltre, i numeri svizzeri sono gonfiati dal 'doping dei frontalieri': il lavoro dei frontalieri viene conteggiato nel Pil, ma non viene considerato nel numero di abitanti. Senza questo doping, la performance della Svizzera dal 2007 è misera: ammonta solo allo 0,39%. Con questo dato, la Svizzera è addirittura dietro all'Eurozona, entità in crisi, con il suo 0,57%».
A causare questo stallo, secondo lo specialista con studi a Zurigo, sono proprio i costi di gestione derivanti dall'immigrazione. All'obiezione che i cantoni di maggior successo come Zugo o Basilea Città sono anche quelli con la maggiore immigrazione, il professore rovescia la prospettiva. «Attenzione, funziona esattamente al contrario: l'elevata attrattiva di una piazza porta a un'elevata immigrazione. L'alta pressione migratoria conduce poi a prezzi elevati degli alloggi e ad altri costi di gestione, per cui la qualità della vita per i cittadini normali, che devono cercare un alloggio da affittare sul libero mercato abitativo, è rapidamente inferiore a quella di altri cantoni e li costringe ad andarsene».
Una comunicazione più onesta - Sul fronte europeo l'intervistato auspica una comunicazione più onesta con l'Ue riguardo al problema dell'incremento degli abitanti. «Il governo e il parlamento dovrebbero analizzare imparzialmente i nostri problemi con la rapida crescita demografica e comunicare chiaramente a Bruxelles che abbiamo difficoltà molto gravi. Molti politici Ue lo capirebbero immediatamente, perché sanno che non sarebbero stati rieletti da tempo se nel loro paese la crescita demografica fosse stata così forte come in Svizzera».
Riguardo al tema caldo dei bilaterali, Eichenberger invita a non sopravvalutarne l'importanza. «L'accesso al mercato non è garantito dai bilaterali I, ma dall'accordo di libero scambio del 1972 e dalle regole dell'Organizzazione mondale del commercio. I bilaterali I hanno un valore molto limitato per l'economia nel suo complesso». A prova di ciò, cita le esportazioni verso l'Ue di Cina, Corea e Giappone, paesi privi di accordi bilaterali con Bruxelles.
Sul versante della politica climatica, il professore propone un modello radicalmente diverso. «Non raccomando di abbandonare la politica climatica, ma di strutturarla finalmente in modo efficiente, cioè con una reale onestà dei costi. Servirebbe un prezzo adeguato, senza eccezioni, per tonnellata di emissioni di CO2, l'abolizione di regolamentazioni e sovvenzioni nel settore energetico e la completa restituzione ai contribuenti dei fondi aggiuntivi così incassati dallo stato». Un modello che, a suo avviso, sarebbe riconosciuto come equivalente dall'Ue e potrebbe persino fare scuola.
Un contributo sociale - Uno dei suggerimenti più originali e potenzialmente controversi riguarda l'immigrazione. Per aggirare i vincoli della libera circolazione Eichenberger propone un «contributo sociale» per tutti coloro che entrano nell'età adulta, svizzeri o stranieri che siano: da pagare in denaro, lavoro volontario o servizio militare. «Ne ho parlato con due dei maggiori esperti di diritto Ue. Entrambi hanno detto che dovrebbe essere compatibile con le normative comunitarie».
L'obbligo sociale potrebbe essere adempiuto mediante un contributo finanziario di 50'000 franchi per cinque anni, con attività di utilità pubblica o con il servizio militare. Inoltre, per ogni bambino residente nella Confederazione verrebbe costituito un capitale di base tramite un contributo annuale di 3000 franchi, che potrebbe poi utilizzare una volta raggiunta la maggiore età a determinate condizioni, tra cui il pagamento del contributo sociale. «Non c'è nulla di discriminatorio in questo: i cittadini svizzeri e gli stranieri residenti verrebbero trattati esattamente allo stesso modo. Ciò rende il modello compatibile con l'Ue».
Sulle sovvenzioni ai trasporti, la sua proposta è provocatoria: sostituirle con trasferimenti diretti di denaro. «Si potrebbe chiedere alle valli remote cosa preferirebbero: l'attuale servizio di Autopostale, che divora magari un milione di franchi all'anno di sovvenzioni, o 500'000 franchi in contanti. Sono convinto che molti darebbero la preferenza ai soldi e potrebbero così organizzare il trasporto in modo molto più economico».
Infine Eichenberger lancia l'idea di un «Gran Premio della Svizzera», un fondo da 50 milioni di franchi per premiare le iniziative popolari accolte, trasformando il paese in un «campo sperimentale per innovazioni sociali volute dal popolo». Una proposta che, ne è certo, prima o poi verrà colta da qualche filantropo. «Mi farebbe piacere se fossero svizzeri: altrimenti, probabilmente arriverà un miliardario americano», conclude.



