Legge sull'imposizione individuale: «Soluzione spropositata»

Per la Conferenza dei governi cantonali cela gravi ripercussioni finanziarie e amministrative.
BERNA - La Conferenza dei governi cantonali (CdC) si è espressa oggi contro la legge federale sull'imposizione individuale, in votazione il prossimo 8 marzo, reputandola una «soluzione sproporzionata» che cela gravi ripercussioni finanziarie e amministrative.
«Le richieste di referendum la dicono lunga» - Contro la riforma fiscale, oltre a un referendum popolare indetto da un comitato interpartitico composto da esponenti di UDC, Centro, PEV e UDF, è stato anche lanciato un referendum cantonale, strumento più unico che raro e che finora è stato impiegato una sola volta (nel 2003) nella storia della Confederazione. «Il fatto che dieci cantoni abbiano chiesto il referendum la dice lunga», sostiene il presidente della CdC Markus Dieth, «e mostra la gravità della riforma dal punto di vista dei cantoni».
I cantoni che hanno chiesto di portare il progetto alle urne sono: i due Appenzello, Argovia, Nidvaldo, Obvaldo, San Gallo, Svitto, Turgovia, Uri e Vallese.
La legge federale sull'imposizione individuale prevede che tutti i contribuenti dichiarino le imposte singolarmente, indipendente dal loro stato civile. Per il Consiglio federale e il Parlamento, che raccomandano di approvare la legge, la riforma porrà fine alla disparità di trattamento tra coppie sposate e non sposate.
«Sproporzionata» - Per Dieth, consigliere di Stato argoviese a capo del Dipartimento cantonale delle finanze, la riforma è «sproporzionata». Un sì alle urne, spiega in una nota il presidente della CdC «implicherebbe un cambiamento di sistema problematico dal punto di vista del federalismo» e creerebbe «conseguenze finanziarie» non indifferenti per cantoni, comuni e contribuenti.
Ripercussioni - Le ripercussioni finanziarie - stima la Confederazione - si tradurrebbero in minori entrate pari a circa 630 milioni di franchi nell'ambito dell'imposta federale diretta. Le entrate dovrebbero calare di 130 milioni per i cantoni e 500 milioni per la Confederazione.
La nuova legge «comporterebbe per i cantoni un onere nonché un carico di lavoro supplementare decisamente troppo elevati», afferma dal canto suo la consigliera di Stato Michèle Blöchliger, responsabile del Dipartimento delle finanze di Nidvaldo. Infatti «in tutta la Svizzera, a livello nazionale, sono previste all'incirca 1,7 milioni di dichiarazioni d'imposte in più». Un vero grattacapo per tute le amministrazioni impegnate nella verifica delle tassazioni o nella gestione di opposizioni e ricorsi. Cantoni e comuni dovrebbero aumentare il proprio personale specializzato nelle contribuzioni.
Inoltre, afferma la CdC, in caso di approvazione della nuova legge, «tariffe e deduzioni dovrebbero essere ridefinite e i sistemi informatici esistenti, così come i processi di tassazione, dovrebbero essere riorganizzati in modo sostanziale. Sarebbero interessati numerosi voci come ad esempio le riduzioni dei premi, le borse di studio o la custodia complementare alla famiglia. L'obbligo di dover compilare due diverse dichiarazioni aumenterebbe così l'onere per tutti contribuenti sposati».
«Nuove disugualianze» - Per la CdC, «l'imposizione individuale non significa di per sé una maggiore equità fiscale». Se da un lato andrebbe ad eliminare la «penalizzazione del matrimonio», a lungo tema di dibattito in politica, dall'altro «creerebbe nuove disuguaglianze»: A trarne beneficio - sostiene la CdC - sarebbero infatti essenzialmente le coppie sposate più benestanti con redditi elevati e suddivisi in modo equilibrato. Verrebbero invece penalizzate le coppie sposate che beneficiano di un singolo salario e i coniugi con un reddito principale elevato e l'altro modesto.



