Davos, giù il sipario

Tra tensioni geopolitiche e strategia globale Il Forum economico mondiale si è chiuso con la sensazione che sia ormai in atto un nuovo ordine mondiale.
DAVOS - Il Forum economico mondiale (WEF), dominato dalla presenza del presidente statunitense Donald Trump, si è chiuso oggi con la sensazione diffusa che sia ormai in atto un nuovo ordine mondiale. A Davos i leader presenti hanno cercato di posizionarsi su questo nuovo scacchiere geopolitico. Un messaggio è stato ripetuto più volte nel corso della settimana: il mondo funziona ormai secondo nuove regole e non è possibile tornare indietro. Anche il presidente della Confederazione Guy Parmelin e il suo vice Ignazio Cassis sono giunti a questa conclusione dopo l'incontro con Trump, avvenuto mercoledì. Nel suo discorso, il tycoon, la cui presenza ha suscitato un entusiasmo eccezionale ma anche proteste, ha evocato la Svizzera con scarsa delicatezza. Ha poi elogiato la propria politica economica interna, sostenendo che «l'economia Usa è in pieno boom ed è il motore dell'economia mondiale», e ha affermato che l'Europa «non sta andando nella direzione giusta e sta diventando irriconoscibile a causa dell'immigrazione incontrollata».
Negoziati sull'Ucraina - A Davos, Trump ha rimescolato l'ordine mondiale mettendo sotto pressione l'Europa e la NATO e ribadendo la sua intenzione di annettere la Groenlandia. Al WEF ha annunciato di aver raggiunto un accordo sul territorio autonomo danese e di conseguenza rinunciato all'imposizione di nuovi dazi contro diversi Paesi europei. Il presidente statunitense ha inoltre sfruttato la tribuna offertagli dal Forum per concretizzare il suo «Consiglio per la pace», inizialmente concepito per promuovere il suo piano su Gaza, ma che sembra configurarsi come un concorrente diretto dell'ONU nella gestione dei conflitti globali. Una ventina di leader mondiali hanno aderito a questa nuova istanza, la cui carta fondatrice è stata firmata a Davos. Trump ha anche incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, inviando parallelamente emissari in Russia per proseguire i negoziati. In un discorso nel quale ha criticato l'Europa, giudicata troppo passiva, il presidente ucraino ha parlato dell'ultimo chilometro, «che è sempre il più difficile». Zelensky ha poi annunciato un incontro trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti previsto oggi ad Abu Dhabi.
Strategie divergenti - Di fronte alla dimostrazione di forza di Trump, i capi di Stato presenti a Davos hanno adottato strategie diverse. Alcuni si sono mostrati concilianti, come il segretario generale della NATO Mark Rutte, che ha elogiato una politica americana che spinge l'Europa ad assumersi maggiori responsabilità in materia di difesa ed economia. La Cina, tradizionalmente associata a politiche protezionistiche, ha adottato un tono multilateralista. Il vicepremier He Lifeng ha sottolineato l'importanza della cooperazione con gli Stati Uniti, dopo mesi di minacce tariffarie.
Da parte sua, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha mantenuto una linea "ferma", delineando i contorni di una nuova Europa più indipendente, pur curando i rapporti diplomatici. Il presidente francese Emmanuel Macron, che si era opposto con forza alle minacce tariffarie di Trump, ha invitato a non lasciare che prevalga la legge del più forte e a mostrare coraggio nei confronti degli Stati Uniti. Una posizione sostenuta anche dal primo ministro canadese Mark Carney, il cui discorso ha suscitato grande interesse.



