«Le vittime di una catastrofe non devono trovarsi a dover supplicare»

Lo ha detto l'ex ministro di giustizia austriaco, facendo parallelismi tra la tragedia di Crans-Montana e l'incendio di una funicolare che nel 2000 in Austria causò 155 decessi.
ZURIGO - Gli stati devono dotarsi di meccanismi legali che garantiscano un risarcimento immediato alle vittime di disastri, senza costringerle a lunghe battaglie burocratiche o giudiziarie: lo affermò Dieter Böhmdorfer, ministro di giustizia austriaco, all'epoca del dramma di Kaprun, l'incendio di una funicolare in una galleria che 25 anni or sono, l'11 novembre 2000, provocò 155 vittime, e che macchiò la reputazione dell'intero Paese.
«In caso di catastrofe le vittime spesso si trovano a supplicare», afferma l'82enne in un'intervista al bimensile zurighese Beobachter, criticando l'approccio che lascia i cittadini in balia delle promesse spesso vane dei politici. Le riflessioni del giurista assumono una valenza tutta particolare, considerati i parallelismi che si possono tracciare con la tragedia di Crans-Montana della notte di Capodanno.
Il ministro - dal febbraio 2000 al giugno 2004 - ricorda il momento in cui seppe della tragedia di Kaprun. «Attraverso una chiamata al ministero federale della giustizia immediatamente dopo l'evento. Era subito chiaro che questa sarebbe diventata una grande prova per l'Austria, sia come stato di diritto che come Paese turistico». La successiva gestione fu ai suoi occhi problematica. «La maniera dell'elaborazione politica e giuridica è stata sotto molti aspetti insoddisfacente», ammette. «I parenti delle vittime furono in parte indignati per come furono trattati i resti mortali e per come si comportarono gli enti politici ufficiali austriaci».
I precedenti austriaci - Il procedimento penale si concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati. Non è solo una questione di stabilire se un incidente può essere evitato, spiega l'esperto. «Una condanna penale è possibile solo se è accertato senza ombra di dubbio che sussistono gli estremi del reato. A Kaprun semplicemente non era così». L'immagine internazionale dell'Austria ne uscì però gravemente danneggiata, anche a causa di «avvocati poco seri arrivati dagli Stati Uniti» che alimentarono «false speranze» per i familiari.
Per porre rimedio alla situazione, Böhmdorfer istituì nel 2004, a procedimenti conclusi, una commissione di mediazione. Prima non era stato possibile: «Come ministro della giustizia non potevo esprimermi durante il procedimento in corso». La commissione, composta da personalità di alto profilo come il governatore della banca nazionale, aveva un mandato preciso: «Elaborare soluzioni in modo speditivo e senza rigido vincolo a norme giuridiche, per soddisfare il più possibile le persone colpite, esprimere partecipazione e ristabilire la reputazione dell'Austria».
Böhmdorfer tenne un profilo volutamente basso. «La smania di importanza che i politici a volte mostrano in tali catastrofi mi ripugna». Alla fine, furono distribuiti quasi 14 milioni di euro. «Secondo la mia opinione le pretese delle persone colpite sono state trattate in linea di massima correttamente», commenta, pur riconoscendo che gli importi dei risarcimenti in Austria, come peraltro anche in Svizzera, sono «relativamente bassi nel confronto internazionale».
Cittadini lasciati soli - È dall'esperienza di Kaprun che l'avvocato viennese trae la sua proposta più radicale. «Mi divenne chiaro che negli stati moderni, che si sentono così spesso esempi in questioni di stato di diritto e di democrazia, esiste un deficit strutturale». Il problema, denuncia, è che i cittadini vengono lasciati soli. «Sono confrontati con politici che si danno importanza davanti ai media e promettono in modo paternalistico indennizzi sui quali alla fine non sussiste alcun diritto: questo è vergognoso».
«Proprio quando il bisogno è maggiore, lo stato finisce per voltare le spalle alle persone colpite», riassume l'intervistato. «Almeno così è stato percepito da chi ha subito il danno. Per questo motivo in caso di catastrofi di questo tipo le vittime dovrebbero avere diritto a un risarcimento rapido. La legge dovrebbe prevedere, ad esempio, che lo stato anticipi immediatamente l'indennizzo: potrà poi rifarsi in un secondo momento sui responsabili. Anche se alla fine non sarà possibile recuperare tutto, l'esperienza dimostra che l'importo mancante non sarà molto elevato e non raggiungerà mai le somme che lo stato spende per questioni meno urgenti», conclude.



