Parmelin: «Prepariamoci a un 2026 di crisi, sconvolgimenti e alla rivoluzione dell'IA»

Il presidente della Confederazione apre il suo discorso con Crans-Montana. Poi, dopo uno sguardo al 2025 appena concluso, immagina un 2026 complesso e ricco di sfide. Quindi invita alla collaborazione al dialogo.
DAVOS - «In qualità di Presidente della Confederazione Svizzera, sono particolarmente lieto di poter accogliere un numero così elevato di Capi di Stato a questo incontro annuale del Forum Economico Mondiale», esordisce così Guy Parmelin, nel suo discorso odierno al WEF di Davos.
Subito Crans-Montana - Il presidente della Confederazione ha toccato subito quello che, in questo momento, è un nervo scoperto per Svizzera: «Una tale affluenza assume quest’anno un significato particolare, poiché l’anno è iniziato in modo tragico per il nostro Paese. Pertanto ringraziamo i numerosi Paesi interessati per il sostegno e la solidarietà che ci hanno dimostrato in occasione del dramma di Crans-Montana». «È impressionante - ha puntualizzato - constatare fino a che punto una catastrofe possa mobilitare le energie, rafforzare la coesione internazionale e unire oltre l’avversità».
Le sfide della nostra epoca - Un'unità, ha sottolineato Parmelin, che deve tuttavia «trascendere gli eventi specifici, per quanto drammatici possano essere. Deve, piuttosto, permeare costantemente le relazioni tra i nostri Paesi, poiché solo insieme potremo trovare soluzioni solide e durature alle grandi sfide della nostra epoca».
E il 2025, ci ha tenuto a precisare Parmelin ne ha rivelate diverse, segnato come è stato «da scosse geopolitiche, economiche e digitali su scala planetaria». Cambiamenti, ha proseguito, «percepibili ovunque: permeano la nostra vita quotidiana e raggiungono persino il Forum Economico Mondiale».
Échanges importants ce matin à Davos avec le vice-premier ministre chinois He Lifeng et une nombreuse délégation chinoise. Les multiples relations entre la 🇨🇳 et la 🇨🇭 sont anciennes et considérables. Il est essentiel de les cultiver et de les développer encore. #swissgovwef26 pic.twitter.com/F6OiIJNyBl
— Guy Parmelin (@ParmelinG) January 20, 2026
Un 2026 che mostra già «sconvolgimenti e crisi» - Lo sguardo va quindi al futuro prossimo, quello del 2026 che, «appena abbozzato, lascia già intravedere i futuri sconvolgimenti e i focolai di crisi». Alle difficili situazioni in Ucraina, a Gaza e in Sudan, Parmelin aggiunge quelle del Venezuela e dell’Iran. «In ambito di politica economica, il protezionismo si è rafforzato a livello globale. Inoltre, le numerose questioni ancora aperte riguardanti il ruolo e il controllo dell’intelligenza artificiale restano senza risposta».
«L'IA trasformerà profondamente la nostra società» - E proprio sull'intelligenza artificiale si focalizza il discorso del consigliere federale: «Non ce ne stupiamo: per l’essere umano, l’immobilità non è un’opzione. Quest'anno sarà quindi caratterizzato da progressi tecnologici. La crescita fulminea dell’intelligenza artificiale è destinata a trasformare profondamente il volto della nostra società. I cambiamenti che essa impone sono percepibili in ogni momento e in tutti i settori della vita umana: nell’economia, nell’amministrazione o nella vita privata. Essi modificano il nostro modo di lavorare, di comunicare, di prendere decisioni. In questo senso, rappresentano al tempo stesso rischi e opportunità, poiché la trasformazione digitale veicola tanto i pericoli della criminalità informatica e della disinformazione quanto prospettive entusiasmanti, in particolare nel settore della salute. La tecnologia non è mai buona o cattiva in sé: è ciò che ne facciamo. E perché diventi un’alleata positiva, è necessario che i suoi utilizzatori abbiano un forte senso di responsabilità».
Collaborazione e dialogo - Infine Parmelin ha ricordato l'importanza della collaborazione e del dialogo: «Una delle nostre priorità attuali è stabilizzare e sviluppare le relazioni con i nostri partner più fedeli e significativi. La Svizzera intende proseguire nella diversificazione delle sue relazioni internazionali, in particolare nei settori commerciale e scientifico. Anche nell’attuale contesto, incline al protezionismo, crediamo nel successo del libero scambio e vogliamo sviluppare la nostra rete di accordi in questo ambito».



