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Giornalista americano-palestinese espulso: Fedpol deve motivare perché l'ha fatto

Il Tribunale amministrativo federale ha accolto il ricorso presentato da Ali Abunimah
20MIN
Fonte Ats
Giornalista americano-palestinese espulso: Fedpol deve motivare perché l'ha fatto
Il Tribunale amministrativo federale ha accolto il ricorso presentato da Ali Abunimah

SAN GALLO - Fedpol deve motivare retroattivamente il divieto d'ingresso come pure l'espulsione dalla Svizzera inflitti nel gennaio 2025 al giornalista statunitense di origine palestinese Ali Abunimah. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha accolto il ricorso presentato dall'interessato contro la decisione dell'Ufficio federale di polizia.

Il 55enne intendeva partecipare come relatore a due eventi previsti il 26 gennaio 2025. Era entrato legalmente in Svizzera come turista due giorni prima. Il giorno successivo era stato arrestato ed era stato allontanato dal territorio elvetico già il 27 gennaio.

Il 23 gennaio Fedpol aveva respinto una richiesta di divieto d'ingresso nei confronti del giornalista presentata dalla polizia cantonale zurighese. Il giorno successivo tuttavia, la polizia federale aveva disposto un provvedimento di questo tipo valido fino al 10 febbraio, secondo quanto indicato in una sentenza del TAF pubblicata oggi.

Non è chiaro il motivo per cui Fedpol abbia cambiato idea nel giro di poche ore. Secondo il TAF non sono state fornite motivazioni sufficientemente comprensibili: la Corte chiede ora all'Ufficio federale di polizia di fornire indicazioni conformi ai requisiti di legge.

Una nota aggiuntiva al fascicolo - Nel giustificare il suo operato Fedpol fa riferimento a una nota agli atti redatta il 29 gennaio 2025, nella quale si menzionano come motivazione diversi post pubblicati dal giornalista sulla piattaforma X, ma per il TAF non si tratta di un modo di procedere adeguato.

Né nella notifica del divieto d'ingresso né nel provvedimento di espulsione vengono indicati quali messaggi siano stati considerati problematici dalla polizia federale. Fedpol si limita a menzionare che la polizia cantonale di Zurigo ha allegato alla sua richiesta una valutazione secondo cui il giornalista diffonderebbe su X contenuti «che potrebbero essere qualificati come chiaro discorso di odio antisemita».

Secondo il TAF, Fedpol ha commesso anche altre violazioni nel procedimento. Contrariamente a quanto previsto dalla legge in materia di espulsioni, non ha ad esempio consultato preventivamente il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Inoltre, dagli atti non emerge con chiarezza come sia maturata la decisione di vietare l'ingresso e di espellere il reporter. In tal modo, secondo il TAF, Fedpol ha violato l'obbligo di tenere gli atti.

Critiche dalla Commissione della gestione degli Stati - Nel novembre 2025 la Commissione della gestione del Consiglio degli Stati (CDG-S) aveva criticato l'operato di Fedpol nel caso in questione e in un episodio analogo riguardante l'attivista di estrema destra austriaco Martin Sellner.

L'atteggiamento di Fedpol era stato lo stesso anche nel caso dell'austriaco: in un primo tempo aveva respinto una richiesta di divieto d'ingresso da parte della polizia zurighese, poi, dopo interventi del comandante di quest'ultima, aveva acconsentito. Anche tale misura era stata giudicata ingiustificata dal TAF.

La CDG-S - in seguito a una verifica dell'accaduto - aveva raccomandato di regolamentare con chiarezza all'interno di Fedpol le competenze decisionali - in particolare per quanto riguarda i divieti d'ingresso - e di definire in modo preciso in quali circostanze una decisione debba essere sottoposta all'autorità superiore.

La sentenza è definitiva e non è impugnabile dinanzi al Tribunale federale.

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