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SVIZZERA

Nessuna riduzione dei tassi ipotecari in Svizzera

Un esperto di Comparis chiarisce la situazione: «È uno scenario poco probabile».
Depositphotos (ilixe48)
Fonte Comparis.ch
Nessuna riduzione dei tassi ipotecari in Svizzera
Un esperto di Comparis chiarisce la situazione: «È uno scenario poco probabile».

BERNA - I tassi ipotecari svizzeri sembrano destinati a restare stabili nei prossimi mesi. È quanto emerge dalle ultime valutazioni di Comparis, secondo cui né il rallentamento congiunturale né il rafforzamento del franco sono sufficienti a innescare una riduzione significativa degli interessi.

I tassi indicativi per le ipoteche fisse a dieci anni si attestano all’1,74% (dato del 5 dicembre), in crescita rispetto all’1,63% registrato a inizio anno. Dopo le marcate oscillazioni della prima metà del 2025, da giugno i tassi sono rimasti tra l’1,64% e l’1,87%.

Secondo Dirk Renkert, esperto di finanze di Comparis, un calo sensibile sarebbe possibile solo in caso di un rallentamento dell’economia svizzera, insieme a un nuovo ribasso dei tassi sul mercato dei capitali. «Uno scenario che al momento appare poco probabile». A pesare è anche l’aumento dei costi di rifinanziamento delle banche: lo swap a 10 anni in franchi è salito allo 0,52%, dopo lo 0,45% di inizio anno.

L’attenzione ora si concentra sulla decisione della Banca nazionale svizzera, attesa per giovedì. Nonostante il contesto fragile, Renkert esclude un ritorno ai tassi negativi: «Con gli attuali tassi a zero, la BNS fornisce già sufficiente liquidità al sistema economico».
Anche l’eventuale ritorno a una fase di inflazione negativa non giustificherebbe, secondo l’esperto, un intervento urgente. A frenare ulteriori ribassi dei tassi è inoltre il peso psicologico dei tassi negativi, che nel periodo 2015–2022 hanno gravato in modo significativo sulle casse pensioni.

Primi segnali di distensione con gli Stati Uniti - Sul fronte internazionale, i rapporti commerciali con gli Stati Uniti continuano a influenzare l’economia svizzera. Dopo l’annuncio, in agosto, di dazi del 39% sulle merci elvetiche, Washington ha ridotto le tariffe al 15% a metà novembre, allineandole a quelle previste per l’UE.

Nel frattempo, la Seco ha registrato nel terzo trimestre un calo dello 0,5% del PIL, frenato in particolare dal settore chimico-farmaceutico. Una dinamica che, secondo Renkert, indica l’avvicinarsi di una possibile recessione tecnica.

«La riduzione dei dazi è un segnale incoraggiante, ma la tariffa resta elevata e non è ancora chiaro quali condizioni siano legate al nuovo accordo», spiega Renkert. La prudenza è motivata anche dal timore di reazioni imprevedibili degli Stati Uniti, che in passato hanno accusato la BNS di manipolazione valutaria.

Franco ancora sotto pressione - Il franco continua a rafforzarsi in un contesto internazionale incerto. L’economia tedesca rimane stagnante e il settore automobilistico fatica a riprendersi, mentre negli Stati Uniti il recente shutdown governativo ha reso più difficile la raccolta di dati economici, complicando il lavoro della Federal Reserve.

L’inflazione statunitense, al 3% a settembre, resta superiore al target del 2%, mentre il caro-prezzi alimentare ha fomentato il malcontento della popolazione e spinto il governo a eliminare dazi su alcuni beni essenziali.

«Se la Fed dovesse tagliare ancora i tassi a dicembre, il dollaro potrebbe indebolirsi ulteriormente, rendendo più convenienti le importazioni svizzere», conclude Renkert.

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