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SVIZZERAPermesso B agli ucraini? La richiesta di Caritas fa scoppiare un polverone

23.02.23 - 13:29
La proposta dell'organizzazione umanitaria non piace all'Udc, che teme un'esplosione dei costi sociali
20min/Simona Ritter
Circa 75.000 ucraini hanno ottenuto lo statut0 di protezione S in Svizzera. Lo status B renderebbe ancora più facile per loro trovare lavoro, afferma la Caritas.
Circa 75.000 ucraini hanno ottenuto lo statut0 di protezione S in Svizzera. Lo status B renderebbe ancora più facile per loro trovare lavoro, afferma la Caritas.
Permesso B agli ucraini? La richiesta di Caritas fa scoppiare un polverone
La proposta dell'organizzazione umanitaria non piace all'Udc, che teme un'esplosione dei costi sociali

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BERNA - Dopo lo scoppio della guerra, ai rifugiati ucraini è stato rapidamente concesso lo statuto di protezione S, che permette sì di lavorare in Svizzera, ma è limitato nel tempo e orientato al ritorno in patria. Non è prevista un'integrazione a lungo termine degli ucraini.

L'agenzia umanitaria Caritas vuole ora cambiare questa situazione: con l'aggravarsi della guerra, diventa sempre più lontano l'orizzonte di un ritorno a casa. Da qui la richiesta affinché i rifugiati ucraini possano passare dal cosiddetto statuto S a un permesso B.

Statuto S - statuto di protezione
Permette di soggiornare temporaneamente in Svizzera. Dal periodo di validità non può derivare alcun diritto di presenza. Il permesso è necessario ogni volta che si intraprende o si cambia lavoro.

Permesso B - permesso di dimora
Ai cittadini dell'UE/AELS può essere concesso un permesso di soggiorno di cinque anni. Ai cittadini di Paesi terzi può essere concesso un permesso di soggiorno di un anno con possibilità di proroga. Il presupposto è l'esercizio di un'attività lucrativa in Svizzera, salvo alcune eccezioni, ad esempio per i pensionati che possono mantenersi da soli.

Permesso N - Ammissione temporanea per richiedenti asilo
I richiedenti l’asilo sono persone che hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera e per le quali è in corso una pertinente procedura. Durante tale procedura, queste persone sono autorizzate di principio a dimorare in Svizzera. Giusta l’articolo 43 LAsi, queste persone possono essere autorizzate a determinate condizioni ad esercitare un’attività lucrativa dipendente.

In una conferenza stampa tenutasi mercoledì, Andreas Lustenberger, membro del consiglio direttivo dell'organizzazione umanitaria, si è soffermato soprattutto sul tema del mercato del lavoro. «Le persone toccate da questa situazione non sanno quanto durerà la loro permanenza in Svizzera, il che rende difficile trovare un lavoro e accedere all'istruzione e alla formazione». Semplicemente non sanno per quanto tempo il governo federale estenderà loro lo statuto di protezione. «Se ci vogliono sei mesi di formazione per un lavoro complesso, ma il dipendente potrebbe dover tornare a casa subito dopo, il datore di lavoro preferisce assumere qualcun altro».

L'UDC teme nuove ingiustizie

L'UDC si oppone chiaramente al progetto della Caritas: «Questa richiesta era prevedibile, persino da temere», spiega a 20 Minuten la consigliera nazionale Martina Bircher. «Inizialmente, dopo lo scoppio della guerra, il governo federale ha preso tutti in giro affermando che lo Statuto di protezione S era "orientato al rientro". Si è rivelato un imbroglio».

«Lo statuto S offre sufficienti opportunità di lavoro. A ciò contribuisce il fatto che, con esso, si riceve un tasso di assistenza sociale ridotto di circa il 20-30%, mentre con il permesso B si riceve l'assistenza sociale completa - prosegue Bircher -. L'esperienza dimostra che in quest'ultimo caso la disponibilità a lavorare diminuisce rapidamente».

Per la consigliera nazione, inoltre, il passaggio al permesso B genererebbe nuove ingiustizie. Le persone ammesse temporaneamente, ad esempio dall'Afghanistan o dalla Siria, attualmente non hanno alcuna possibilità di ottenerlo. «Non hanno diritto al ricongiungimento familiare e ricevono solo un'assistenza sociale ridotta o addirittura solo un'assistenza d'emergenza. È prevedibile che la concessione dello status di residenza agli ucraini porterà a concederlo anche a tutte le altre persone».

Mentre, dunque, l'UDC respinge chiaramente questa ipotesi, la consigliera nazionale dei Verdi Sibel Arslan ritiene che il permesso B abbia senso per tutti. «Sarebbe una situazione vantaggiosa per i rifugiati ucraini, ma anche per la Svizzera». Per Arslan, la parità di trattamento e criteri chiari sono importanti.

Caritas controbatte

Per Caritas il nodo centrale sta nel fatto che con un permesso B nessuno può essere costretto a tornare nel Proprio paese. «Le esperienze maturate con la guerra dei Balcani hanno dimostrato che circa l'80% delle persone sono tornate a casa dopo la fine della guerra, nonostante avessero il diritto di rimanere» rassicura Andreas Lustenberger.

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