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SVIZZERADieci milioni di dosi del vaccino di Moderna sono scadute e vanno distrutte

24.09.22 - 13:52
L'UFSP: «Con la strategia scelta non si poteva escludere un eccesso dell'offerta»
20min/Simon Glauser
Dieci milioni di dosi del vaccino di Moderna sono scadute e vanno distrutte
L'UFSP: «Con la strategia scelta non si poteva escludere un eccesso dell'offerta»

BERNA - Per ridurre i rischi e per avere più dosi disponibili al più presto, il Consiglio federale ha - nei momenti più concitati in relazione al Covid - ordinato vaccini di diverse tecnologie e da vari produttori. L'obiettivo principale era quello di garantire una fornitura sufficiente di dosi per la popolazione svizzera.

Ora, gli svantaggi di questa strategia di approvvigionamento stanno diventando evidenti. Come riporta il portale Beobachter, dieci milioni di dosi di vaccino del produttore Moderna hanno oltrepassato la data di scadenza (il 21 settembre): sono quindi inutilizzabili e devono essere distrutti.

L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non ha rivelato il valore esatto del prezzo d'acquisto del vaccino. Si può tuttavia ipotizzare un prezzo di circa 28 franchi per dose. Se questa cifra è corretta, il danno finanziario ammonta a 280 milioni di franchi.

«Con la strategia di approvvigionamento scelta, con diversi produttori e diverse tecnologie, non si poteva escludere un eccesso dell'offerta. Al momento della decisione di acquisto, c'era il rischio che i prodotti di un solo produttore si rivelassero insufficienti», ha dichiarato l'UFSP al Beobachter.

Critiche e comprensione
Finora, 2,4 milioni di dosi di vaccino sono state consegnate ad altri Paesi attraverso il programma Covax, e ora 10 milioni andranno distrutte.

Cosa ne pensano i politici della strategia intrapresa dal Governo? I parlamentari interpellati dal portale svizzerotedesco, oltre alle critiche, hanno espresso comprensione.

Il consigliere nazionale sangallese Marcel Dobler, ad esempio, ha definito la distruzione delle dosi «un enorme spreco di denaro», ma aggiungendo che «all'epoca il Consiglio federale si trovava in una situazione d'incertezza decisionale». Anche il suo collega vallesano Philipp Matthias Bregy è dello stesso parere: «La situazione era difficile all'inizio, è importante che non si ripetano gli stessi errori nel processo di approvvigionamento».

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