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Keystone (archivio)
SVIZZERA
22.08.2021 - 13:320
Aggiornamento : 16:06

Molti stranieri nei reparti Covid: «Sono parte di una classe operaia poco istruita»

Numerose tra queste persone si ammalerebbero appena rientrate dalle vacanze nel loro Paese.

«Va seriamente considerata la reintroduzione della quarantena all’ingresso», queste le parole del presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità Lukas Engelberger.

BERNA - Un background migratorio. È questa la caratteristica che condividono la maggior parte dei pazienti attualmente ospedalizzati per Covid-19 in Svizzera. Molti, sono appena rientrati da un periodo di vacanza nel loro Paese d’origine. Lo confermano, scrive il domenicale NZZ am Sonntag, medici e politici. Queste persone avrebbero inoltre uno scarso livello di educazione e sarebbero male informate. «Per quel che mi è stato detto dagli ospedali, questo rappresenta un problema», afferma il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità Lukas Engelberger. 

Anche nel nostro cantone - Un «problema», questo, che sembrerebbe esserci anche in Ticino. Sì, perché solo il mese scorso il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini aveva dichiarato come le persone di origine straniera sembrassero essere più restie a vaccinarsi: «Abbiamo perlomeno il dubbio di non essere riusciti a raggiungere adeguatamente questa popolazione». E questo, nonostante il materiale informativo sia disponibile, sul sito della Confederazione, in ben 22 lingue diverse. E mentre i Cantoni tentano altre strade, passando per associazioni, centri di integrazione e ambasciate, Engelberger dichiara al domenicale zurighese di voler fare una proposta a Berna: «Va seriamente considerata la reintroduzione della quarantena all’ingresso». 

Informarsi al lavoro - Vorrebbe invece imboccare una via alternativa Marius Brühlhart, esperto in economia della task force scientifica Covid-19: quella aziendale. E questo, «proprio perché un numero considerevole di non vaccinati sembrerebbe provenire da una classe operaia poco istruita». Una sensibilizzazione in questo senso andrebbe, secondo Brühlhart, anche a beneficio delle aziende stesse, che sarebbero maggiormente protette nel contesto pandemico. 

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