Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA
15.04.2021 - 16:060
Aggiornamento : 17:44

Tutti contenti, o quasi. L'epidemiologo: «Berna mi ha stupito»

Parla il bernese Christian Althaus, che in gennaio aveva lasciato la task force. «Così corriamo un grande rischio»

La paura è soprattutto per l'apertura a manifestazioni (50 persone al chiuso, 100 all'aperto).

BERNA - Non solo terrazze dei ristoranti. Ma palestre, cinema, teatri, manifestazioni (anche sportive) all'aperto e al chiuso. Gli allentamenti annunciati ieri dal Consiglio federale per il 19 aprile hanno rallegrato molti (la stampa parla di «rischio indispensabile»), e stupito tanti altri. Tra questi ultimi si colloca l’epidemiologo Christian Althaus: «Sono davvero sorpreso - ha commentato ad alcune testate del gruppo Tamedia -. Dopo mesi di estrema prudenza, ieri il Governo ha abbandonato la linea degli "allentamenti periodici sulla base di criteri ben definiti"». 

È stato lo stesso Alain Berset, ieri, a dire che «la situazione epidemiologica resta fragile e nelle ultime settimane è ulteriormente peggiorata», con un «aumento anche dei ricoveri». E che «quattro dei cinque indicatori decisivi per le fasi di riapertura superano attualmente il valore limite stabilito», oltre al fatto di non avere ancora indicazioni sull'impatto delle feste di Pasqua. Ma «secondo il Consiglio federale il rischio è sostenibile». 

L'epidemiologo bernese Christian Althaus - che a inizio anno ha lasciato la task force Covid-19 - non è preoccupato tanto per cinema, palestre e terrazze, quanto piuttosto per eventi e manifestazioni con 50 persone al chiuso e ben 100 all'aperto. «Se pensiamo ad esempio alla Svezia, da inizio pandemia ha introdotto un limite di 50 persone. Poi a novembre è scesa a otto. E anche lì la situazione negli ospedali sta lentamente tornando a essere critica». Piuttosto, «la Svizzera potrebbe prendere come esempio da Danimarca, Norvegia o Finlandia, paesi che sono riusciti a prevenire l'eccesso di mortalità con misure relativamente lievi ma comunque coerenti, riducendo così al minimo gli effetti economici e sociali». Noi stiamo «ancora pagando l'esplosione di contagi dell'autunno, e ora mettiamo di nuovo in pericolo la situazione».

Secondo l'epidemiologo bernese, tra chi ha contratto il virus e chi è stato vaccinato, l'immunità nella popolazione svizzera è compresa tra il 20 e il 40%, a seconda del cantone. Tuttavia, «è ancora troppo poco per prevenire un ulteriore aumento di nuove infezioni». Infine, si dice positivo sulla campagna di vaccinazione: «Ma i test fai da te e l'arrivo dell'estate non devono illudere la popolazione e far abbassare la guardia. Allentamenti di vasta portata potrebbero essere una partita d'azzardo».

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