Terapia orale contro il Covid: Roche e Atea uniscono le forze
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SVIZZERA / STATI UNITI
22.10.2020 - 10:000
Aggiornamento : 10:36

Terapia orale contro il Covid: Roche e Atea uniscono le forze

La cura (AT-527) è attualmente in fase 2 di sviluppo. La fase 3 dei trial inizierà nel primo trimestre 2021

BASILEA - Roche e Atea Phamaceuticals hanno annunciato questa mattina di aver unito le forze per sviluppare una potenziale terapia orale per curare i malati di Covid-19.

L'AT-527 - questo il nome dell'antivirale - agisce bloccando l'enzima polimerasi dell'RNA virale necessario alla replicazione del virus. La sua capacità antivirale è stata dimostrata sia in vitro che in vivo*. Attualmente, i trial clinici sull'AT-527 si trovano in fase due e coinvolgono pazienti ricoverati in ospedale con «Covid moderato».

L'avvio degli studi di fase 3 è previsto per il primo trimestre del 2021 e servirà a testare la terapia anche su pazienti non ricoverati in ospedale. Inoltre, si legge in una nota, il preparato potrebbe essere sviluppato anche per un uso profilattico successivamente a una possibile infezione. Questo consentirebbe di curare in anticipo i pazienti, riducendo l'avanzata dell'infezione e la conseguente pressione sui sistemi ospedalieri.

L'accordo fra Atea e Roche mira a ridurre i tempi di sviluppo clinici della terapia, per verificarne sicurezza ed efficacia in modo da renderla disponibile a livello globale il prima possibile. Se approvato, l'AT-527 sarà distribuito da Atea negli Stati Uniti e da Roche nel resto del mondo.

«La complessità del Covid-19 richiede linee di difesa multiple. Unendo le forze con Atea speriamo di poter offrire una possibile terapia in più ai malati di Covid-19, sia ospedalizzati che non», ha detto il CEO del colosso farmaceutico, Bill Anderson. «E sviluppandolo e producendolo su larga scala, vogliamo renderlo disponibile al più alto numero possibile di persone in tutto il mondo».

*La capacità antivirale dell'AT-527 e la sua sicurezza sono state testate nel corso degli studi clinici di fase 2 su pazienti affetti da epatite C e, in vitro, sul virus SARS-CoV-2.

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