«Lockdown possibili, ma saranno i Cantoni a decidere»
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12.10.2020 - 13:500
Aggiornamento : 15:52

«Lockdown possibili, ma saranno i Cantoni a decidere»

Berset commenta i dati sul coronavirus del weekend. «La Svizzera non fa eccezione e le ospedalizzazioni aumenteranno»

Attualmente la capacità teorica è di 35'000 tamponi al giorno, ma presto dovrebbero arrivare i test rapidi. «Se avete sintomi restate a casa e fate il test».

SAN GALLO - 1'712 casi di coronavirus in ventiquattro ore. È il dato relativo a venerdì che salta all'occhio tra quelli del weekend diffusi oggi dall'Ufficio federale della sanità pubblica (35'556 tamponi, 4'068 positivi, 7 morti e 80 ospedalizzazioni). Perché da inizio pandemia non era mai stato raggiunto un numero simile (ricordiamo, però, che con la "vecchia" strategia si testavano solo le persone a rischio che manifestavano sintomi).

Il ministro della sanità, Alain Berset, commenta da San Gallo in conferenza stampa l'aumento dei casi di Covid-19 in Svizzera. «L'evoluzione da mercoledì è preoccupante. Qualcosa è cambiato», ha esordito, anche riferito al tasso di tamponi positivi del weekend: 11,4%. Una situazione che, comunque, segue l'andamento mondiale. «La Svizzera non fa eccezione».

Il dato positivo è che con molti test, diminuiscono i "casi nascosti". E i nosocomi non sono ancora sotto pressione. Ma - avverte Berset - «bisogna aspettarsi anche un aumento delle ospedalizzazioni». L'obiettivo sarebbe riuscire a proteggere gli anziani e tenere bassa l'età media dei contagiati, ma «questo difficilmente sarà possibile».

Sull'allarme "tamponi che scarseggiano" lanciato dai laboratori medici della Svizzera (FAMH), il consigliere federale ha detto che «il Paese utilizza attualmente circa la metà della sua capacità. Teoricamente, si potrebbe arrivare a 35'000 tamponi al giorno». Sono attualmente in corso i preparativi per l'utilizzo dei test rapidi. «Siamo ancora in attesa di materiale e reagenti e l'UFSP è attualmente impegnato con la certificazione».

Per Berset il problema dell'aumento dei contagi non è comunque da ricondurre ai grandi eventi. «La situazione continuerà a essere monitorata, ma sono un aspetto importante per la società». Le persone hanno bisogno di incontrarsi e «i piani di protezione funzionano, soprattutto negli eventi sportivi. Il pubblico si comporta in maniera esemplare».

Infine, fa appello alla responsabilità collettiva: «La gente è stufa di questa situazione e lo capisco. Ma dobbiamo restare tutti uniti e andare avanti». Soprattutto, bisogna ricordarsi di mantenere le distanze sociali, lavarsi le mani, usare la mascherina. «Se avete sintomi restate a casa e sottoponetevi al test».

 

Le domande dei giornalisti

È prevista una multa per chi non rispetta l'obbligo di indossare la mascherina?
«È una domanda difficile. Attualmente non è possibile, perché dalla fine della "situazione speciale" non è in vigore alcuna base giuridica che lo preveda. E il Parlamento non l'ha previsto nella Legge Covid-19. Per far fronte alla pandemia sono necessarie misure a livello regionale. Se le ospedalizzazioni aumentassero, si potrebbe pensare a misure più "uniformi", ma desideriamo mantenere il federalismo».

Che dire del lockdown?
«Sono possibili delle chiusure a livello locale, sì, ma è una decisione che prenderanno i singoli Cantoni».

In che misura la Svizzera dovrebbe rivedere la sua strategia?
«La strategia non è "fissa". Cambia e si modifica ogni giorno, è in continuo sviluppo. È così da otto mesi. Dobbiamo restare flessibili e adattarci all'evoluzione della situazione».

Sarebbe meglio tornare a testare solo le persone che appartengono alla categoria "a rischio"?
«Non è possibile proteggere le persone anziane chiudendole in casa. Il virus ha già dimostrato di poter entrare nelle case anziani. È vero, fare tanti tamponi è costoso, ma è comunque più "economico" di quanto lo sarebbe un secondo lockdown. Milioni di persone sono rimaste a casa per due mesi e il danno economico è immenso».

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