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SVIZZERA
17.06.2020 - 14:530
Aggiornamento : 16:37

Senza lavoro da gennaio e la disoccupazione non gli ha ancora versato un soldo

A causa dell'emergenza coronavirus molti sono rimasti senza assegno, le autorità: «Tante domande, poco personale»

E chi non ce la fa più chiede aiuto su Facebook, le organizzazioni umanitarie: «Cose che non devono succedere»

ZURIGO - 3 giugno 2020, Zurigo, Alex* è disperata e si rivolge ai suoi amici su Facebook con un post straziante: «Non è che qualcuno ha del cibo? La disoccupazione è in ritardo e non ho più soldi».

Aprendo il suo e-banking il conto è in rosso di 200 franchi e ci sono circa 2'000 franchi di fatture ancora non saldate. Disoccupata da inizio anno, iscrittasi alla disoccupazione da febbraio, non ha ancora visto nemmeno un centesimo.

Sì, la sua è stata una reazione d'impulso: «Ma non mi vergogno di essere povera e chiedere aiuto quando lo stato non sta facendo quello che dovrebbe», spiega a 20 Minuten la ragazza il cui post ha ricevuto tantissimo sostegno - anche da gente che non conosceva - riuscendo a riempire frigo e dispensa: «non mi aspettavo questo tipo di reazione, mi ha proprio sopraffatto!».

In una situazione non molto diversa si è ritrovato Dani*, pure lui a piedi da inizio 2020, e iscritto all'Ufficio regionale di collocamento dal 1 febbraio.

Anche qui, a inizio giugno, nemmeno l'ombra di un assegno: «Non sapevo più cosa fare, allora ho iniziato a telefonare e a scrivere email», spiega lui, «ad aprile ho scoperto che alla mia pratica mancavano dei documenti. Glieli ho girati il giorno stesso». Malgrado ciò, per ora, ancora nulla: «Ho dovuto attingere ai miei risparmi. Sono fortunato che mia moglie lavora ma l'incertezza economica è straziante».

«Solitamente per valutare una domanda ci vuole circa un mese», spiega Lucie Hribal dell'Ufficio del lavoro del Canton Zurigo, «spesso mancano documenti e le pratiche si complicano. Con il coronavirus l'aumento delle domande è stato significativo».

A rendere ancora più complesso il disbrigo dell'enorme volume di richieste contribuisce il personale ridotto e gli orari di lavoro parziali: «È una situazione complicata, con le risorse che abbiamo è difficile andare più veloci di cosi», conferma.

*nomi noti alla redazione

L'allarme delle organizzazioni umanitarie

Una situazione, questa, che è tristemente nota ad organizzazioni umanitarie come Caritas e Siidefade: «Una persona che deve chiedere aiuto su Facebook per mangiare, è già una di troppo», spiega Fabienen Menna di Siidefade, «capiamo che ci siano problemi logistici e che le pratiche debbano seguire il loro iter corretto, ma in questi momenti di crisi sarebbe bello che le procedure venissero abbreviate, per chi ha bisogno». Soffrire la fame, nella ricca Svizzera, è un paradosso.

 

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