Silverstone, caschi e Martello: tra Hamilton e Antonelli la F1 si racconta

Opere d'arte prima che protezioni salva vita
Team di esperti e artisti "vestono" le teste dei piloti.
Opere d'arte prima che protezioni salva vita
Team di esperti e artisti "vestono" le teste dei piloti.
SILVERSTONE - Diciamola tutta: da quando abbiamo inventato il Premio Martello, la Formula 1 sembra aver alzato ulteriormente il livello dello spettacolo. A Silverstone, il tempio del motorsport, il candidato naturale sembrava essere Charles Leclerc. E invece no. Se qualcuno pensava che il monegasco si sarebbe portato a casa l’ormai ambitissimo trofeo, si sbagliava di grosso. Ancora una volta, tra guasti tecnici e colpi di scena, il Martello finisce nelle mani di Andrea Kimi Antonelli, che continua a lasciare il segno.
La cronaca della gara la lasciamo volentieri ai soliti esperti da divano: quelli che hanno già visto tutto, analizzato tutto e commentato tutto. Qui, nei Racconti della F1, si parla d’altro. Si parla del mio argomento preferito: i caschi.
Silverstone è sempre un palcoscenico speciale per i piloti di casa, e anche quest’anno non ha fatto eccezione. Tra tribune “autocelebrative” e atmosfera da grande evento, a rubare l’occhio sono state soprattutto le livree speciali. Su tutte, quella di Lewis Hamilton, che ha riportato in pista i colori rosso e blu dei suoi esordi, in un omaggio personale alla propria storia.
Dietro ogni casco di Hamilton, però, non c’è mai una sola mano. Il concept nasce sempre da lui: è il pilota a definire idee, colori e messaggi, costruendo insieme al team creativo la direzione estetica del progetto. Nel tempo ha collaborato con artisti e designer di livello internazionale, trasformando ogni casco in una piccola opera d’arte.
Dal brasiliano Raí Caldato, vincitore del contest del 2017, all’energia visionaria di Mad Dog Jones nel 2021, fino alle collaborazioni con nomi come Takashi Murakami e Hajime Sorayama, ogni stagione ha aggiunto un tassello diverso a questa narrazione visiva.
A dare forma concreta alle idee è sempre Bell Racing Helmets, che si occupa della produzione e della verniciatura finale, trasformando i concept in caschi pronti a scendere in pista.
Tra i designer più citati nel paddock compare anche Tom Speight, figura riservata ma molto influente nel motorsport, spesso associata allo sviluppo di livree per diversi piloti di Formula 1 e, secondo indiscrezioni, anche ad alcune collaborazioni con Hamilton.
Nel video realizzato, a proposito iscrivetevi al canale I Racconti della F1, per l’occasione, ho intervistato Mamo (MAD 56), da anni responsabile della grafica e della verniciatura dei caschi di Alex Albon, uno di quei nomi che raramente finiscono sotto i riflettori ma che contribuiscono in modo decisivo all’identità visiva dei piloti.
Negli anni recenti, il sette volte campione ha continuato a firmare caschi diventati iconici: dal giallo con inserti rossi ispirato alle origini Ferrari, alla versione Miami, fino all’omaggio a Niki Lauda a Monza e al tributo a Senna in Brasile.
E il casco di Silverstone? Anche qui, l’idea è sua: un ritorno alle origini, con una reinterpretazione del primo design della sua carriera. La realizzazione è firmata Bell Racing, mentre alcune fonti indicano lo studio KV Design per l’elaborazione grafica, senza conferme ufficiali.
Perché in Formula 1, alla fine, un casco non è mai solo un casco. È identità, memoria e racconto. E a volte, vale quanto una vittoria.
Siete pronti? Casco sulla capoccia e nel dubbio, piedone sul gas, sempre e comunque. Alla prossima.








