Manzambi incanta l’Europa

Dalla crescita al Servette all’esplosione al Friburgo: Massimo Lombardo racconta l’ascesa del centrocampista svizzero, oggi nel mirino delle big e pronto al Mondiale. «È un leader. Il suo percorso è meritato».
Dalla crescita al Servette all’esplosione al Friburgo: Massimo Lombardo racconta l’ascesa del centrocampista svizzero, oggi nel mirino delle big e pronto al Mondiale. «È un leader. Il suo percorso è meritato».
FRIBURGO - Partito giovanissimo da Ginevra, cresciuto e maturato a Friburgo. Oggi è sui taccuini dei direttori sportivi di mezza Europa. Johan Manzambi è il nome del momento: il suo talento cristallino sta brillando in Bundesliga (23 partite, 5 gol, l'ultimo la scorsa domenica contro l'Heidenheim, e 3 assist) in Europa League e anche con la Nazionale di Murat Yakin. Dall’esordio del 7 giugno scorso, nella tournée americana, ha collezionato 10 presenze e 3 gol. E proprio negli Stati Uniti tornerà tra due mesi per disputare il Mondiale. Una vetrina che potrebbe consacrarlo definitivamente.
E magari spalancargli le porte di una big europea. PSG, Bayern Monaco, Chelsea, Arsenal e Manchester United lo seguono da vicino. «D’altronde ogni volta che tocca il pallone succede qualcosa», sottolinea Massimo Lombardo, ex Nazionale svizzero e oggi responsabile del settore giovanile del Servette, che ha conosciuto Manzambi fin dai tempi dell’Under 14 granata.
Manzambi è cresciuto nel settore giovanile del Servette: si vedeva già il suo potenziale?
«È sempre stato un ragazzo precoce. Dal punto di vista calcistico era avanti rispetto agli altri, sia nelle scelte che nella tecnica individuale. A un certo punto ha pagato un po’ la crescita fisica, ma già nell’Under 18 faceva costantemente la differenza. Poi, nei tre-quattro anni a Friburgo, è cresciuto ulteriormente, sia dal punto di vista atletico che mentale. Le sue qualità, però, sono sempre state di altissimo livello».
Oggi è tra i migliori centrocampisti della Bundesliga: se lo aspettava?
«Il percorso se lo merita tutto. È un ragazzo brillante, con grande personalità. Un leader. Quando è andato a Friburgo vedevo già un potenziale importante e l’avevo segnalato anche alla società. Poi lui e il suo entourage hanno scelto l’estero e un club che storicamente valorizza i talenti svizzeri (al momento oltre Manzambi ci sono anche Bruno Ogbus e Rouven Tarnutzer in prima squadra e Mladen Mijajlovic e Theodore Pizarro nell'under 19, ndr). Lì è stato bravo ad adattarsi a ritmi e intensità diversi. Ma ha sempre saputo quello che voleva. Le sue qualità erano evidenti. E ha saputo cogliere l’occasione. Il merito è suo: ogni volta che tocca il pallone succede qualcosa. Ed è per questo che piace tanto ai grandi club».
Diversi top club sono su di lui: è già il momento del salto?
«Ho parlato due settimane fa con il suo management perché segue anche nostri giocatori. È molto razionale nelle scelte. Forse avrebbe potuto partire anche prima, ma ha sempre dimostrato grande capacità di riflessione. Qualunque decisione prenderanno sarà ponderata. È chiaro che in un grande club la concorrenza è molto più alta, ma questo vale per tutti».
Può essere una delle sorprese al prossimo Mondiale?
«Guardandolo in Bundesliga e in Europa League, è evidente che quando ha la palla è molto influente. I compagni lo cercano. E fa la differenza. Io non sono l’allenatore, ma sono aspetti da considerare. Ha intensità, personalità. Alla prima da titolare con la maglia della Nazionale (in amichevole con gli Stati Uniti, ndr) ha fatto gol e assist: non è un caso. Se quando tocca il pallone succede qualcosa, è perché è lui a volerlo».
Sempre più giovani svizzeri scelgono l’estero: cosa ne pensa?
«Nel suo caso, col senno di poi, è stata una scelta azzeccata. Storicamente, però, molti giocatori arrivano in Nazionale passando dalla Super o dalla Challenge League, ma non è una regola. Lui ha fatto una scelta ponderata, forse non credendo fino in fondo a un progetto in Svizzera. È andato in un club non di primissimo livello, ma con una chiara progressione interna. E oggi i risultati si vedono. Siamo tutti felici per lui».








