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EMMANUELLE BORTOLIN

Sospendere l’introduzione della quota paziente: una scelta necessaria per l’equità delle cure

Emmanuelle Bortolin, co-responsabile per il Ticino di Alliance Care
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Fonte red
Sospendere l’introduzione della quota paziente: una scelta necessaria per l’equità delle cure
Emmanuelle Bortolin, co-responsabile per il Ticino di Alliance Care

Nel dibattito attuale sulla sanità ticinese, la proposta di introdurre o rafforzare la quota a carico del paziente nelle cure a domicilio solleva interrogativi fondamentali in termini di equità e accesso alle cure.

Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Public Health evidenzia un dato preoccupante: in Svizzera, una persona su cinque oltre i 65 anni rinuncia alle cure per motivi finanziari. Questo fenomeno non riguarda solo prestazioni non coperte, come le cure dentarie, ma anche prestazioni rimborsate dall’assicurazione di base, tra cui consultazioni mediche, trattamenti o farmaci. Inoltre, le disuguaglianze legate al reddito risultano in aumento negli ultimi anni.

Questi dati trovano una conferma concreta nella realtà quotidiana di pazienti e infermieri.

Una coppia di anziani ticinesi scrive:“Per noi l’infermiera a domicilio è una vera necessità… con l’aumento dei costi dovremo pagare almeno 450 franchi al mese… sarà difficile arrivare a fine mese”.A questo si aggiunge un impatto umano spesso sottovalutato: la sensazione di dover controllare il tempo delle cure, di “contare i minuti”, che finisce per creare tensione e compromettere la relazione di fiducia.

Dal lato degli infermieri, le conseguenze sono già visibili e preoccupanti. Una professionista racconta che una paziente fragile ha deciso di ridurre drasticamente gli interventi perché non è più in grado di sostenerne i costi, con il rischio concreto di una ricaduta e di un peggioramento della sua situazione clinica. In altri casi, pazienti rinunciano completamente alle cure o si rivolgono a soluzioni meno appropriate, come personale non qualificato o interventi ridotti al minimo indispensabile.

Altre testimonianze parlano di pazienti anziani in forte ansia, costretti a scegliere quali cure eliminare, o di persone che riducono la frequenza degli interventi mettendo a rischio la propria salute. In alcune situazioni, si osservano già effetti paradossali: cure accelerate o incomplete per ridurre i costi, oppure rinunce che potrebbero tradursi, nel medio termine, in un aumento dei ricoveri e delle urgenze.

In questo contesto, introdurre o rafforzare la partecipazione finanziaria dei pazienti nelle cure a domicilio rischia di aggravare una situazione già critica. Le cure domiciliari si rivolgono infatti a persone fragili, spesso affette da patologie croniche, per le quali la continuità delle cure è essenziale. Aggiungere un ulteriore ostacolo economico significa aumentare il rischio di rinuncia alle cure, con conseguenze sanitarie, sociali ed economiche che vanno ben oltre il singolo paziente.

Garantire un accesso equo alle cure è un principio fondamentale, soprattutto in una società che invecchia. È quindi necessario interrogarsi non solo sull’obiettivo di contenimento dei costi, ma anche sugli effetti concreti delle misure adottate sulle persone più vulnerabili.

Per queste ragioni, la sospensione dell’introduzione della quota paziente nelle cure a domicilio appare come una misura prudente e responsabile. Essa permetterebbe non solo di evitare un aumento immediato delle disuguaglianze, ma anche di creare lo spazio necessario per un’analisi approfondita dell’impatto reale della misura, basata su dati concreti e sull’esperienza di pazienti e professionisti.

Una valutazione attenta consentirebbe di identificare eventuali effetti indesiderati — come la rinuncia alle cure, il peggioramento delle condizioni di salute o l’aumento dei costi indiretti — e di costruire soluzioni più eque e sostenibili.

L’obiettivo deve rimanere chiaro: garantire che nessuna persona sia costretta a rinunciare alle cure per motivi economici, in particolare tra le fasce più fragili della popolazione.

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