Diventare è più importante che arrivare

Lucio Lorenzon
Il Ticino ama spesso descriversi come un territorio fragile e costretto a difendersi, un luogo che si percepisce in equilibrio instabile e che tende a leggere molti cambiamenti come pressioni esterne, ma questa narrazione, per quanto rassicurante nella sua semplicità, rischia di diventare una lente che semplifica eccessivamente la realtà. A cadenza regolare, riemerge il tema dei giovani ticinesi che scelgono di proseguire il proprio percorso formativo e professionale al nord delle Alpi, fenomeno che viene presentato come il segnale di un sistema in diƯicoltà, mentre meriterebbe uno sguardo più ampio e meno difensivo.
A mio parere, la mobilità formativa e professionale non rappresenta un fallimento del sistema, ma una componente naturale di una società aperta e dinamica. Studiare, lavorare e confrontarsi con altri contesti consente ai giovani di acquisire competenze, maturità e una visione più ampia, elementi che raƯorzano non solo i singoli percorsi, ma l’intero tessuto sociale ed economico del Cantone.
Molte delle persone che oggi contribuiscono allo sviluppo del Ticino hanno costruito il proprio profilo proprio attraverso esperienze maturate nella Svizzera interna. Competenze linguistiche solide, reti di relazioni estese e conoscenze approfondite dei meccanismi istituzionali e professionali sono il frutto diretto di questi percorsi.
Una politica lungimirante non cerca di trattenere le persone, ma crea le condizioni aƯinché il rientro e l’insediamento diventino una scelta naturale e attrattiva nelle diverse fasi della vita. Questo significa investire nella qualità del lavoro, nella formazione, nella ricerca e in un contesto istituzionale che valorizzi le competenze acquisite anche fuori Cantone.
Smettere di leggere la mobilità come una perdita è un atto di fiducia nel futuro del Ticino. Un territorio che crede nei suoi giovani, che accompagna i loro percorsi e riconosce il valore delle esperienze maturate altrove, è un territorio che raƯorza la propria capacità di crescere, rinnovarsi e aƯrontare le sfide con consapevolezza.
Lo Stato, la Politica, possono fare ancora molto, ma non devono fare tutto! In primis è la società civile che deve oƯrire le opportunità per tornare, posti di lavoro adeguatamente retribuiti, condizioni quadro per giovani intraprendenti, aƯitti sopportabili ma non per forza di cose sulle spalle dello Stato, la Società siamo noi; proprietari immobiliari, imprenditori che possiamo fare di più per favorire il rientro dei nostri giovani.



