Il regno del Ticino e i pifferai magici

Graziano Besana, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro
Tanto, tanto tempo fa, al sud delle Alpi, nel regno del Ticino, le famiglie erano stanche. Ogni anno i tributi alla Cassa dei Guaritori crescevano e molti non sapevano più come fare per pagarli.
Fu allora che, nella piazza, apparvero due uomini dai mantelli colorati con dei pifferi d’argento.
«Seguiteci» dissero «e nessuno spenderà più di una moneta su dieci del proprio borsello per i tributi alla Cassa dei Guaritori». La gente si lasciò incantare dalla melodia.
I pochi che avevano studiato i registri del regno, cercarono però di mettere in guardia tutti.
«I loro conti sono sbagliati,» dissero. «Parlano di un risparmio immaginario, non di quello che davvero pagheranno i cittadini. Così il beneficio sembra molto più grande», ma furono derisi come catastrofisti e sabotatori.
I pifferai continuarono imperterriti a suonare. Promettevano centinaia di sacchi d’oro: quattrocento, forse quattrocentocinquanta sacchi di monete d’oro e la gente ci credette e scelse di seguirli.
Poi però, arrivarono i messaggeri del Castello con le pergamene del Consiglio e lessero i numeri veri. Non c’erano quattrocento sacchi di monete d’oro, ma poco più di cento. Sempre una cifra importante, ma molto diversa da quella promessa e soprattutto, quel denaro non nasceva dal nulla.
Già nel primo anno servivano oltre sessanta sacchi di monete per le casse del regno. Per trovarli, dissero i messaggeri, bisognava tagliare il denaro ai carri pubblici, ai bisognosi, ai bambini e forse persino alle scuole.
Parlarono anche di nuove tasse e non solo per i grandi signori, ma anche per chi un giorno avrebbe voluto lasciare la propria casa ai figli.
Allora la gente capì! Quando la musica finì il beneficio non c’era e il conto era pesante. I pifferai avevano costruito la loro melodia sull’illusione che la gente potesse ricevere un dono enorme senza sborsare nulla. Le promesse costruite sull’inganno non hanno solo gambe corte, ma il naso lungo. Adesso che i pifferai hanno smesso di suonare, resta soltanto il conto da pagare. In aprile del 2027 … ricordatevelo e non seguite più le melodie dei pifferai!
Graziano Besana, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro



