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CANTONEI segreti dell'iPhone 14 Pro svelati per voi

22.09.22 - 12:21
Dopo cinque giorni di prova vi diciamo perché potrebbe (o forse dovrebbe?) essere il vostro nuovo telefono
SAUL GABAGLIO
I segreti dell'iPhone 14 Pro svelati per voi
Dopo cinque giorni di prova vi diciamo perché potrebbe (o forse dovrebbe?) essere il vostro nuovo telefono

SAVOSA - Come ogni anno abbiamo avuto l’occasione di provare i nuovi iPhone e, in particolare, l’iPhone 14 Pro. Al momento della sua presentazione di inizio mese i nuovi modelli avevano destato stupore soprattutto per i nuovi processori A16 Bionic, i primi a 4 nanometri, la Dynamic island che nei modelli Pro con schermo “sempre acceso” (altra novità molto attesa) sostituisce l’ormai famosa “tacca”. Ecco le nostre considerazioni dopo i primi cinque giorni di utilizzo.

Design

Esteticamente i nuovi iPhone 14 Pro si presentano quasi identici ai precedenti modelli. L’iPhone 14 Pro è più lungo dell’iPhone 13 Pro di soli 0.8 mm ed è di pochi grammi più pesante. Per il resto rimangono le linee squadrate che garantiscono un ottima presa (e continuano a piacerci molto), cambiano però le colorazioni disponibili. Rimangono le colorazioni oro e argento, scompaiono il verde (Alpine green) e l’azzurro (Sierra blue) e in cambio fa il suo debutto la colorazione Deep Purple, che non abbiamo ancora potuto vedere da vicino ma ci sembra ben riuscita e, infine, la colorazione Graphite diventa Space black.  Proprio quest’ultimo è il modello che abbiamo potuto testare in questi giorni; la tonalità decisamente più scura rispetto al graphite ricorda alcuni modelli del passato, come l’iconico iPhone 4. Anche quest’anno il pannello posteriore in vetro opacizzato è perfetto per evitare le impronte digitali. L’unica nota dolente è rappresentata dalle fotocamere posteriori. Con il tempo e grazie alle cover forse ci abitueremo, ma al momento ci sembrano troppo invadenti al punto da rovinare l’equilibrio estetico del telefono. A questo punto ci chiediamo se non sarebbe stato meglio aumentare leggermente lo spessore complessivo del telefono così da poter disporre di più spazio per la batteria e ridurre la fastidiosa sporgenza delle camere. Un’idea che probabilmente inciderebbe sul prezzo, ma l’iPhone 14 Pro rimane comunque un telefono costoso.

Dynamic island

Come abbiamo scritto la sera della presentazione dei nuovi modelli, già si sapeva che la “tacca” che tanto aveva fatto scrivere aveva i giorni contati. Ciò che non si sapeva è che sarebbe stata sostituita da un’isola dinamica, Dynamic island per l’appunto, che avrebbe trasformato l’esigenza di avere uno spazio nel quale riporre il sensore Face ID e la fotocamera frontale in un’opportunità dal punto di vista dell’interfaccia utente. Una novità da guardare con attenzione e interesse. Questo ribaltamento di prospettiva ci sembra un piccolo capolavoro da parte di Apple, vedremo con il tempo se riuscirà a imporsi o se farà la fine della Touch bar dei vecchi portatili che, dopo essere stata accolta con grande interesse, non ha saputo dimostrarsi davvero innovativa e utile.

In questa prima settimana possiamo dire di aver intravisto un buon potenziale, ma il giudizio non è ancora pienamente convincente. L’isola dinamica fa già molte cose, si allunga per ospitare le icone del lucchetto e quella del sensore Face ID quando sblocchiamo il telefono per poi contrarsi e ritornare alle dimensioni iniziali. Quando arriva una telefonata si ingrandisce e mostra i comandi per rispondere o attivare il vivavoce. Se ascoltiamo un podcast o della musica e usciamo dall’app si allunga per fare spazio sulla sinistra alla copertina del disco (o del podcast) e a destra a un grazioso grafico che riproduce le onde sonore. In tal caso basta toccare l’isola per tornare all’applicazione in sottofondo mentre per accedere alla scorciatoia dei comandi bisogna prolungare il tocco per qualche secondo. L’isola si sdoppia quando oltre all’app attiva si decide di aprire una seconda attività che viaggia in background. Facciamo un esempio: se mentre si ascolta della musica si decide di mettere un timer l’isola dinamica si sdoppia e il timer finisce in una bolla più piccola sulla destra. Per interagire con una delle due applicazioni nell’isola basta toccarle o tenere il dito appoggiato per qualche istante. 

Fin qui tutto bene, se però si apre una terza app, per esempio Mappe, una delle tre viene eliminata dall’isola dinamica (nell’esempio si tratta del Timer che però rimane attivo), sostanzialmente per mancanza di spazio. La parte centrale dell’isola non può infatti essere usata per mostrare delle icone perché vi sono i sensori. A essere sinceri si tratta di una situazione non molto frequente e quindi non ci sembra essere un problema così grave.

A non convincerci pienamente sono due considerazioni. La prima è legata al numero ridotto di app che al momento possono sfruttare la Dynamic island, ma in tal senso l’apertura delle API anche agli sviluppatori esterni dovrebbe risolvere in fretta il problema. In alcuni casi, come nel caso di Google Maps ci è capitato di osservare che alcune app quando si trovano nell’isoletta piccola non rispondono più al tocco, breve o prolungato che sia (ma anche questo ci sembra facilmente risolvibile). La seconda considerazione è legata a cosa potranno davvero fare le app nell’isola dinamica, sarebbe bello se potessero offrire qualche altra modalità d'interazione o se vi fosse un po’ più di libertà nella sua gestione. Chissà, magari in futuro…

Prima di passare oltre permetteteci di sottolineare ancora alcune cose: le icone e le loro animazioni sono realizzate egregiamente, in particolare ci piacciono molto le due onde sonore che si osservano quando si parla al telefono in vivavoce, le onde sonore di chi parla e di chi ascolta si alternano e si sovrappongono con colori differenti e l’effetto complessivo è ipnotizzante. 

Fotocamere

Una delle novità principali e più discusse di questi nuovi modelli è rappresentata dal pacchetto di fotocamere la cui composizione rimane la stessa degli scorsi anni: una ultra grandangolare, una grandangolare (che è la fotocamera principale) e un teleobiettivo. A cambiare sono però le specifiche e, in particolare, il nuovo sensore da 48 MP associato alla fotocamera principale (i sensori associati alle altre due ottiche rimangono da 12 MP come in passato). Per migliorare la qualità complessiva delle foto bisogna sostanzialmente riuscire a fare due cose: catturare più luce e fare arrivare questa luce su sensori (e pixel) più grandi. Come già discusso Apple ha aumentato la dimensione fisica delle ottiche (la loro qualità è un altro elemento fondamentale), ma per quanto riguarda la superficie dei pixel l’aumento delle dimensioni è più complicato. Quest’anno a Cupertino hanno deciso di provare ad risolvere il problema moltiplicando per quattro il numero di pixel sul sensore abbinato alla fotocamera principale. In aggiunta a questo hanno scritto un software capace di combinare le informazioni di quattro pixel in un pixel virtuale. In questo modo si ottiene un’immagine ancora a 12 MP, ma con una quantità di informazioni molto maggiore. In alternativa, sempre con la fotocamera principale, si può decidere di avere un’immagine non compressa in formato ProRAW da 48 MP (in tal caso la dimensione delle immagini potrà arrivare a 75MB).

Il sensore da 48 MP è però utile anche al teleobiettivo. Nelle due precedenti generazioni di iPhone Pro (gli iPhone 12 e 13) il teleobiettivo permetteva di effettuare zoom ottici di 2.5x e rispettivamente 3x, mentre gestiva digitalmente tutti gli altri livelli (tra 1 e 2.5x/3x e oltre) ottenendo però una qualità inferiore. Il nuovo sensore inserito nei modelli Pro di quest’anno permette, in parte, di superare questo problema. Lo fa sfruttando la maggiore disponibilità di pixel per ritagliare, o forse sarebbe meglio dire comporre, un’immagine da 12 MP equivalente a un’ottica da 48mm (2x), senza perdita di qualità. 

In aggiunta a tutto ciò Apple ha introdotto una nuova elaborazione software delle immagini che rappresenta un’evoluzione rispetto alla precedente Deep Fusion. Il nuovo Photonic Engine entra in gioco in situazioni di media o bassa luminosità e agisce prima della compressione delle immagini, in questo modo dovrebbe garantire una migliore qualità finale delle immagini. Nelle prove fatte in questi primi giorni non ci sembra che la nuova elaborazione software dia risultati chiaramente superiori. A uno sguardo esperto, molto esigente e molto attento, le differenze si vedono, ma crediamo per la maggior parte delle persone e nella maggior parte delle occasioni la differenza sia sostanzialmente marginale.

Le stesse considerazioni le possiamo estendere a tutte le ottiche e, quindi, anche alla fotocamera ultra grandangolare. Anche in questo caso l’ottica è stata migliorata aumentandone le dimensioni e il sensore da 12MP che registra le immagini è più grande rispetto a quello dello scorso anno. Anch’essa beneficia della rielaborazione di Photonic Engine e anche in questo caso i miglioramenti si vedono solo se li cercate attentamente. 

Nel complesso non ci sembra di poter dire che le nuove fotocamere facciano la differenza rispetto al passato, di sicuro non la fanno rispetto ai modelli Pro dello scorso anno, e probabilmente non riescono a farlo neppure nei confronti della concorrenza. 

Siamo coscienti di non aver detto nulla riguardo la fotocamera frontale o riguardo la registrazione dei video, ma il motivo è semplice: l’autofocus inserito nella fotocamera frontale è una buona notizia che però non lascia il segno e per quanto riguarda i video, la stabilizzazione offerta dalla modalità action è interessante ma sacrifica non poco della risoluzione 4K con la quale l’iPhone 14 Pro e il Pro Max possono filmare in condizioni normali. 

CPU e batteria

I nuovi processori A16 Bionic inseriti nei due modelli Pro sono i primi processori realizzati con processo a 4 nanometri; il numero di cuori e il rapporto tra quelli ad alta prestazione e quelli ad alta efficienza rimane invariato rispetto agli A15 Bionic (introdotti lo scorso anno nei Pro e presenti quest’anno nell’iPhone 14 e nell’iPhone 14 Plus), ma la nuova architettura garantisce una riduzione dei consumi del 20% e un aumento delle prestazioni del 40%. Proprio a sottolineare l’attuale livello delle prestazioni del nuovo A16 Bionic, Apple ha tenuto a precisare più volte come l’A15 Bionic dello scorso anno sia ancora oggi largamente superiore alla concorrenza. Di sicuro la nuova CPU mantiene le aspettative, in nessun caso ci è sembrata lenta o in difficoltà a gestire le applicazioni, i video o l’elaborazione delle fotografie e dei video registrati. Per la maggior parte degli utilizzi e degli utenti tutta questa potenza è ben al di là delle attuali esigenze, rimane però la sensazione di avere una solida garanzia sull’invecchiamento del telefono.

Nei nuovi modelli la luminosità dei pannelli è notevolmente aumentata. Nel formato HDR la luminosità sale fino a 1600 nits e, all’aperto o in caso di molta luce, arriva a punte di 2000 nits. Valori che evidentemente incidono sulla durata della batteria anche se raramente la massima luminosità viene mantenuta a lungo dato che sotto i raggi del Sole il telefono tende ovviamente a scaldarsi e quindi la luminosità dello schermo viene abbassata per ridurre le temperature interne. 

Nei primi giorni di test, durante il fine settimana passato smanettando con il nuovo telefono, siamo arrivati a fine giornata con ben poca riserva nella batteria. Nei giorni seguenti il tempo medio dello schermo inattivo è progressivamente aumentato, segno di un ritorno a un utilizzo più normale, e il problema è stato risolto.

I dati relativi al consumo della batteria con lo schermo sempre acceso sono interessanti. Nonostante la tecnologia ProMotion permetta di ridurre la frequenza di aggiornamento fino a 1 Hz, la funzione è comunque responsabile del 10% dei consumi della batteria. Un valore che non ci sembra trascurabile e che al momento è superato solo dalla fotocamera. Nella presentazione a cui abbiamo partecipato settimana scorsa ci è stato spiegato che lo schermo è dotato di un processore autonomo che si occupa di aggiornare le notifiche che arrivano e che appaiono a schermo; in questo modo non si deve ricorrere al processore principale e i consumi rimangono contenuti. La soluzione ci è sembrata interessante, ma ciononostante ci piacerebbe poter accedere a un menu di regolazione della modalità “sempre acceso”, magari potendo decidere di ridurre ulteriormente la luminosità residua delle immagini (e perché no, addirittura eliminarle come fa la concorrenza).

Conclusioni

Mai come quest’anno abbiamo l’impressione che a Cupertino abbiano costruito un telefono non tanto per convincere i possessori di un iPhone 13 a fare l’upgrade, ma per proporre un ottimo prodotto a chi ha un modello di 4 o 5 anni fa. In tal caso i nuovi modelli, e in particolare i Pro di cui abbiamo avuto un primo assaggio, sapranno sicuramente regalare molti momenti “Wow”, per chi come noi ha passato l’ultimo anno con in tasca un iPhone 13 Pro saranno di più i momenti “Ah… bello”.

Potevamo finire senza una considerazione sui prezzi? Il modello che abbiamo testato va da 1179.- CHF con 128 GB di memoria fino a 1779.- CHF per avere 1TB di memoria interna. Considerando che la potenza di calcolo e la possibilità di scattare immagini non compresse sono forse le ragioni migliori per acquistare un modello Pro ci sembra che optare per un taglio di memoria minimo possa avere poco senso. Come sempre si tratta di prezzi decisamente alti, ma come accennato in precedenza la qualità complessiva fa sì che questi telefoni mantengano il loro valore a lungo e, per questo motivo, suggeriamo a chi non avesse ambizioni e portafogli Pro di sondare anche il mercato dei telefoni ricondizionati nel quale si possono trovare modelli di uno o due anni fa (ancora molto performanti) a prezzi inferiori.

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