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CANTONEElias Bertini: «Canto l'amore e non me ne vergogno»

23.05.16 - 06:00
L’ex Zero In On Elias Bertini narra la genesi del suo primo disco da solista, “Your Perfume” (7US, 26 febbraio 2016)
Elias Bertini: «Canto l'amore e non me ne vergogno»
L’ex Zero In On Elias Bertini narra la genesi del suo primo disco da solista, “Your Perfume” (7US, 26 febbraio 2016)

LOCARNO - Otto canzoni, otto gemme, che Bertini ha costruito - eludendo cliché e inutili pregiudizi - all’interno del suo nuovo mondo sonoro...

Elias, raccontami il tuo consueto processo compositivo, che in questo caso si lega alle otto tracce raccolte nell’album…

«È un lavoro lungo e complesso, costituito da emozioni, euforia, frustrazione… Mi metto al piano, o alla chitarra (i due strumenti che prediligo per comporre), e lascio che la musica fluisca in base all’ispirazione del momento. La creatività, per quanto mi riguarda, è estremamente condizionata da ciò che vivo ogni giorno e da ciò che assorbo dal mondo, a tutti i livelli. Registro le idee sul cellulare (alla fine possono essere centinaia), seleziono le migliori, mi metto al computer e inizio un processo di assemblaggio molto matematico e meticoloso».

Il disco, dal mio punto di vista, rappresenta una crescita, una maturità compositiva, rispetto alle produzioni che hai messo a punto in passato con gli Zero In On… Hai sperimentato in nuovi territori sonori… Cosa vuoi dirmi di questo aspetto?

«Ho voluto dare particolare importanza alla prospettiva ritmica, visitando mondi che, finora, avevo un po’ escluso quasi per pregiudizio (come quello latino o hip-hop). Ho bramato fortemente questi accostamenti perché, al di là del mio costante bisogno di rinnovarmi, desideravo inserire delle canzoni che la gente potesse ballare. Una forma estrema di libertà, fisica e mentale. “Elephant”, il singolo che ho portato alle fasi preliminari dell’Eurovision Song Contest, e che nelle scorse settimane ha raggiunto la top 100 dei singoli più passati nelle radio in Germania, ne è una perfetta testimonianza. Basta dare un’occhiata al video…».

Perché “Your Perfume”?

«Mi stuzzicava l’idea legata alla volatilità delle cose, come un’essenza che trasmette un istante di poesia e poi si dissolve nell’aria. Sono sempre stato piuttosto incline al pensiero romantico, un concetto che stride con il cinismo del mondo d’oggi. Scrivo d’amore, non me ne vergogno, e la canzone “Your Perfume” si inserisce in questo contesto. È come se il disco avesse due anime… Per fare un parallelismo con uno tra i miei gruppi preferiti, i Pink Floyd, oltre alla “Dark Side Of The Moon” ho voluto mostrare anche la “bright side of the moon”. Ho preso queste due anime e, con un pizzico di magia, ho provato a farle convivere».

Quali sono, secondo te, le maggiori influenze musicali confluite all’interno del disco?

«Trovo abbastanza sterile parlare di influenze musicali. Penso di non distanziarmi molto da quanto fanno molti altri artisti quando compongono: una bella e solida base di classici unita ad una spolverata di contemporaneo. Cosa ascoltavo nel periodo in cui componevo? Stromae. Trovo che abbia realizzato un capolavoro. In particolare mi piaceva la canzone, dal titolo “Ave Cesaria”, dedicata alla cantante di origini capoverdiane Cesária Évora».

Raccontami dei testi in generale…

«C’è un mondo dentro di essi... Per la prima volta ho voluto scriverli a quattro mani, con la mia compagna Camila Koller, e per la prima volta, oltre alla predominanza dell’inglese, ho voluto inserire altre lingue. Lo spagnolo, cantato proprio da Camila nella canzone “Old Wind”, e il francese, una sorta di tributo alla mia ispirazione, nel brano “Song For Your Lover”. Parlano d’amore, di società, di politica, di favole. Sono una persona che nutre una sincera curiosità verso il mondo».

Vuoi entrare nel dettaglio dei versi, delle strofe, della seconda traccia, “The Man And The Beast”?

«Ricordo che, il giorno in cui realizzammo le parole, dissi a Camila che volevo scrivere un testo che si riconducesse alle favole di matrice nordica. Tutti intorno al fuoco, al limitare della foresta, per ascoltarla da un fantomatico narratore. Vidi nella mia mente questa enorme bestia che, solcando il cielo d’oriente, accorreva per impedire al principe di raggiungere la sua amata. Poi, come in ogni racconto, esistono significati più reconditi».

E di “Life Killer”?

«Parla di quelle persone che non fanno altro che succhiarti ogni energia tu abbia in corpo. Ce ne sono parecchie…».

Per ora l’album è stato pubblicato in tutti i digital store e, per il mercato tedesco, anche in formato cd tramite la label 7US. Prevedi anche un’edizione in vinile?

«Il cd uscirà a breve anche in Svizzera, ma si può già acquistare ovunque, basta consultare il mio sito (www.eliasbertini.com) per scoprire dove. Credo che le edizioni in vinile, per ciò che concerne la dimensione sonora, non aggiungano granché al cd. Oggi le produzioni vengono quasi esclusivamente realizzate in digitale ed è quindi inutile riversarle su un supporto analogico. Penso si tratti soltanto di una moda che sceglierò di non seguire».

Quando è in programma la presentazione dell’album in dimensione live?

«Per ora stiamo portando avanti una campagna radio di successo in Germania ed è un traguardo davvero grandioso. Adesso vogliamo concentrarci anche sulla Svizzera e a “Elephant” faremo seguire un nuovo singolo, “Life Killer”. La dimensione live verrà come logica conseguenza. È necessario preparare il terreno, perché se la gente non conosce la tua musica, non verrà a vederti suonare dal vivo. Ultimamente io e Camila, dopo un’esperienza da buskers nelle strade di Londra, ci siamo prodotti in alcuni concerti a due voci e chitarra. L’essenza. È stato fantastico e credo che lo rifaremo».

 

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