Cerca e trova immobili

FESTIVAL DI SANREMOFratelli d'Italia contro la Rai. «Si dimettano i vertici»

11.02.23 - 18:10
Nel mirino lo show di Fedez che mercoledì, in diretta, ha strappato la foto del viceministro italiano Bignami in uniforme nazista
Imago
Fonte Ats ans
Fratelli d'Italia contro la Rai. «Si dimettano i vertici»
Nel mirino lo show di Fedez che mercoledì, in diretta, ha strappato la foto del viceministro italiano Bignami in uniforme nazista

SANREMO - A poche ore dalla finale di Sanremo che mette a segno l'ennesimo record di ascolti, Fratelli d'Italia (Fdi) attacca a testa bassa la Rai e invoca le dimissioni dei vertici.

Nel mirino lo show di Fedez che mercoledì, in diretta dal palco esterno sul mare, ha strappato la foto del viceministro italiano Bignami in uniforme nazista: secondo La Verità, l'esibizione sarebbe stata provata nei dettagli prima della messa in onda. Da escludere, secondo la ricostruzione del quotidiano, che i responsabili della tv pubblica ne fossero all'oscuro.

Un atto di «killeraggio politico», accusa il partito di maggioranza, mentre il Partito democratico italiano (Pd) replica parlando di "Minculpop". Il direttore dell'Intrattenimento di prime time, Stefano Coletta, ribadisce: «Non abbiamo mai ricevuto il testo del freestyle di Fedez» e poi «non si possono controllare gli artisti in diretta». E Amadeus: «Oggi con il 66% di share non parlo di politica».

L'affondo degli uomini di Giorgia Meloni mette in fila diversi parlamentari italiani di spicco. «Il palco dell'Ariston si è trasformato, con il consenso e beneplacito della Rai, in una tribuna elettorale», dice il capogruppo alla Camera Tommaso Foti, mentre il vicario Manlio Messina parla di "doppiopesismo" della tv pubblica. Se è vero che la Rai era a conoscenza dei contenuti dell'esibizione di Fedez, aggiunge il capogruppo al Senato italiano Lucio Malan, «ci sarebbero gli estremi perché i vertici lasciassero subito i loro incarichi».

Boccia l'esibizione del rapper italiano anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che più in generale evoca lo spoils system: «esprimeremo dei nuovi dirigenti. Non so quando, non dipende completamente da me, ma penso che saranno cambiati i vertici Rai». Ironizza la ministra del Turismo Daniela Santanchè: «Il festival è un po' comunista? Sì, ma chi se ne frega, intanto più ci attaccano e più cresciamo».

Il fuoco di fila piomba in sala stampa a Sanremo, mentre si sciorinano i dati Auditel che regalano all'Amadeus quater un nuovo boom: i duetti hanno raccolto in media 11 milioni 121 mila telespettatori con il 66,5%, lo share più alto dal 1987, quando è nata l'Auditel, come a dire «un altro secolo, un'altra epoca», commenta l'ad Carlo Fuortes. L'atmosfera però si carica di tensione, a poche ore alla finale che tra l'altro rivedrà sul palco Chiara Ferragni, moglie del rapper. E dopo il suo appello alla premier Meloni a legalizzare le droghe leggere durante il duetto all'Ariston con gli Articolo 31.

Tocca a Coletta replicare: «Solo nell'imminenza della messa in onda abbiamo saputo che Fedez non avrebbe più portato il testo che ci era stato consegnato da giorni, rifiutandosi di consegnare il nuovo. Non ho mai ricevuto quello della nuova performance», ribadisce. Poi sbotta: «Se un dirigente deve rispondere di tutto ciò che accade in diretta, dovremmo dimetterci tutti, dal primo all'ultimo». E rivendica: «Credo di fare al meglio il mio lavoro. Starei attento a usare l'omesso controllo in modo strumentale, lo trovo non civile».

«Sostengo e difendo l'arte su questo palco a spada tratta. Se c'è qualcuno che non apprezza quest'arte, non lo commento neanche», controbatte Amadeus, trasformato suo malgrado, nel dibattito politico che ha infiammato tutta la settimana del festival, in paladino della sinistra. E rivendica ancora una volta di non aver «mai ricevuto pressioni», muovendosi in totale libertà.

A Fratelli d'Italia, che ritiene di avere un conto aperto con Viale Mazzini e chiede da tempo di essere rappresentato in cda, replica dal Pd la presidente dei senatori Simona Malpezzi: «Fdi intende governare limitando la libertà di espressione? Tira aria di Minculpop». Il leader di Azione, Carlo Calenda, punta il dito contro «un grado di intolleranza inaccettabile. Tra l'altro Tg1 e Tg2 sembrano gli uffici stampa della Meloni. E vi lamentate pure?».

A smorzare i toni in sala stampa prova Gianni Morandi: «Nel 1966 "C'era un ragazzo" venne censurata: non si poteva dire la frase "è morto nel Vietnam". Ci fu anche un'interrogazione parlamentare. Mi impedirono di cantare queste frasi in tv. Poi, al Festival delle rose, in diretta io dissi quella frase: non puoi fermare uno che è lì sul palco». Quanto alla cannabis, «non l'ho mai provata, la devo provare. Ne ho una grande coltivazione davanti casa. Ma con le canne - sorride il maratoneta Morandi - non si va mica a correre eh».

Sostieni anche tu la Vallemaggia e la Mesolcina.
Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
COMMENTI
 
NOTIZIE PIÙ LETTE