Immobili
Veicoli

CANTONEMigliorare la tua vita: un'idea così banale da essere geniale

01.07.16 - 06:09
Con Swiss Medendi, due medici sognano di rivoluzionare i protocolli di cura mondiali: e di guadagnarsi il titolo di «start-up più innovativa della Svizzera»
Foto Swiss Medendi
Migliorare la tua vita: un'idea così banale da essere geniale
Con Swiss Medendi, due medici sognano di rivoluzionare i protocolli di cura mondiali: e di guadagnarsi il titolo di «start-up più innovativa della Svizzera»

LUGANO - Comincia dal dolore anche una bella storia: e un'iniziativa imprenditoriale che del dolore altrui si alimenta ancora e nutre, ma con l'intento stavolta di alleviarlo. Renderlo più umano, tollerabile, sensato; meno ingiusto di quello che fu quindici anni fa e nei giorni a seguire.

Un brevetto che piace al mondo - Era il 2001 quando a Emilia Carla Pace venne diagnosticato un tumore al seno; medico specializzato in anatomia e patologia, direttore del laboratorio di ricerca VisDocta che sulle sponde del lago di Garda, comune di Tignale, dal 1997 studia la biologia dell'uomo, oggi sogna di rivoluzionare la pratica oncologica, assieme al collega e marito Shahar Tsabari. Grazie un dispositivo elaborato dalla loro start-up Swiss Medendi, sede a Lugano dal dicembre 2012: già brevettato in 67 Paesi del mondo, selezionato per le finali di Swiss Startup Summit il 22 settembre a Friburgo e in procinto di essere distribuito agli ospedali, già entro la fine del 2016 con i primi esemplari.

Perché guarire è farsi del male - Un'idea banalissima, a detta degli stessi inventori; un po' meno ovvie o conosciute le ragioni da cui si è sviluppata. Perché solo chi affronta una chemioterapia, e forse neanche lui o lei per bene, diviene davvero consapevole di come i medicinali iniettati per combattere il cancro causino effetti irreversibili all'organismo. «I vasi venuti a contatto con i farmaci si danneggiano; vanno incontro a necrosi, si occludono», spiega Tsabari, 51 anni, originario di Israele ma giunto in Italia ormai trent'anni fa. Bruciore, arti indolenziti e sclerosi sono solo il primo e minore dei mali. «Si tratta di flebite chimica. In medicina ne sono responsabili circa 250 farmaci; il 32% di essi trova applicazione nell'oncologia».

O la vena o la vita - Soppesati effetti e benefici, meglio sacrificare una vena di una vita; ma non quando una via d'uscita esiste, neanche troppo complicata e peraltro molto più vantaggiosa anche sotto l'aspetto economico.«Anzitutto parliamo di cateteri usa e getta: restando nel corpo giusto il tempo dell'applicazione, abbattono il rischio di complicazioni. Noi abbiamo semplicemente modificato le camere di sgocciolamento dei set di infusione, in modo che i vasi non vengano saturati».

Eppure basta così poco... - Tradotto in termini meno sofisticati, una minima quantità di sangue entra a contatto con il catetere, formando una sorta di barriera ai farmaci e i loro effetti collaterali. «Il primo brevetto è stato depositato nel 2010 e ha subito ricevuto riconoscimenti per la sua portata innovativa. In Ticino abbiamo poi sviluppato il dispositivo, che dovrebbe essere pronto per la fine dell'anno. Il primo partner sarà l'Istituto europeo di oncologia di Milano, con il quale collaboriamo da tre anni, ma vorremmo farlo arrivare anche agli altri ospedali nel più breve tempo possibile».

Costi abbattuti del 77% - Non si esclude possa essere usato anche per le cure domiciliari, più frequenti magari negli Usa, o in cliniche private: con un abbattimento dei costi, rispetto ai metodi tradizionali, fino al 77%. Tra acquisto del catetere, inserimento, controlli radiologici e rimozione «oggi si va da 2000 a 4000 franchi. Escluso il mantenimento. Se si considerano anche le visite a scadenza programmata e i controlli, i costi, e di conseguenza il risparmio, aumentano».

«Aiutateci: e votateci» - Non è comunque l'obiettivo primo della ricerca di Shahar a Carla: ma soltanto un incentivo alla diffusione di un metodo di cura in grado di cambiare la qualità della vita delle persone. Anche per questo il loro studio ha preso il via dal tumore al seno: «Perché spesso viene diagnosticato a 20, 25 anni appena: donne così giovani si ritrovano già con i vasi danneggiati». Per scongiurare l'evenienza, Swiss Medendi è ora in cerca di partner industriali per avviare la produzione in Svizzera; e del consenso della gente, che fino all'8 luglio potrà votare il progetto (swissstartupsummit.com) e la start-up che aspira a diventare, nero su bianco, «la più innovativa della Svizzera». 

COMMENTI
 
NOTIZIE PIÙ LETTE