Cerca e trova immobili

ITALIAVittorio Sgarbi si dimette

02.02.24 - 19:13
Nel mirino dell'Antitrust per partecipazioni a conferenze, inaugurazioni di mostre, la vendita di libri
Imago
Fonte Ats
Vittorio Sgarbi si dimette
Nel mirino dell'Antitrust per partecipazioni a conferenze, inaugurazioni di mostre, la vendita di libri

ROMA - Partecipazioni a conferenze, inaugurazioni di mostre, la vendita di libri. Sono le attività del sottosegretario italiano alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che oggi si è dimesso, finite nel mirino dell'Antitrust. L'istruttoria era stata aperta lo scorso ottobre dopo le segnalazioni arrivate dal ministero della Cultura per le possibili incompatibilità con l'incarico di governo.

Il procedimento sarebbe già stato chiuso e nei primi giorni della prossima settimana, forse lunedì, potrebbero venirne comunicate le conclusioni.

Lo stesso Sgarbi ha spiegato di aver ricevuto una lettera dell'Autorità "che aveva accolto due lettere anonime, invitate dal ministro della Cultura". Insomma - ha proseguito - "l'indicazione è arrivata. Si può impugnare, ma è arrivata".

D'altronde, già dalla delibera con cui l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) aveva avviato l'istruttoria filtravano alcune indicazioni, secondo cui le attività svolte da Sgarbi avrebbero potuto porsi in contrasto con quanto previsto dalla legge Frattini in tema di conflitto di interessi.

La normativa stabilisce che un titolare di cariche di governo, nello svolgimento del proprio incarico, non possa "esercitare attività professionali in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite" e che possa "percepire unicamente i proventi per le prestazioni svolte prima dell'assunzione della carica".

Sgarbi si era difeso sostenendo che il suo caso non rientrerebbe in questa fattispecie, sottolineando che non c'era alcun atto da lui firmato, anche solo una lettera, con la quale avesse potuto agevolare i suoi interessi.

Successivamente all'avvio dell'istruttoria, l'Antitrust aveva ampliato l'indagine alla vendita dei suoi libri con dedica personalizzata sul proprio sito internet, perché - si spiegava - "potrebbero integrare gli estremi dell'attività di rilievo imprenditoriale".

I primi dettagli dell'indagine furono dati dal Fatto Quotidiano, in un articolo dello scorso ottobre nel quale si spiegava che Sgarbi aveva guadagnato "almeno 300mila euro, solo da febbraio a oggi" per conferenze, interventi e partecipazioni televisive.

I soldi - sosteneva l'articolo - "sono per il sottosegretario Sgarbi, ma vengono dati anche al suo capo segreteria e alla sua compagna", in quella che il quotidiano definiva "una vera e propria industria fondata sull'arte di procacciare attività che si svolgono pure alla luce del sole, ma le cui remunerazioni restano nell'ombra".

Le inchieste giornalistiche - Arguto, esuberante, competente, provocatorio fino all'eccesso, il critico d'arte è anche al centro di inchieste giornalistiche del Fatto Quotidiano e di Report, come su una disputa attorno ad un dipinto rubato di Rutilio Manetti, per il quale è indagato per riciclaggio, e quella attorno ad alcuni quadri di grandissimo valore, e quindi che dovevano essere vincolati, della collezione Agnelli.

In un altra indagine, Sgarbi è sospettato di aver approfittato dell'indigenza di una persona per acquistare a poco, e poi esportato, un Valentin de Boulogne che il critico afferma invece essere una copia.

Tutte "menzogne" si difende Sgarbi che minaccia un giorno sì e l'altro pure richieste di risarcimento danni milionarie ai giornalisti. Ma i casi montano e l'opposizione, dopo averne chiesto conto al governo in Parlamento, arriva a chiederne le dimissioni con un atto di sfiducia, la cui discussione è stata però spostata al 15 febbraio. "Si nascondono per sperare nel pronunciamento dell'Antitrust e sfuggire al giudizio politico" attacca il M5s.

Nota:

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
NOTIZIE PIÙ LETTE