Se condannato, Luigi Mangione eviterà la pena di morte

Lo ha stabilito oggi la giudice Margaret M. Garnett. Il 27enne rischia quindi, come pena massima, il carcere a vita senza possibilità di libertà condizionale.
Lo ha stabilito oggi la giudice Margaret M. Garnett. Il 27enne rischia quindi, come pena massima, il carcere a vita senza possibilità di libertà condizionale.
NEW YORK - Nessuna pena di morte per Luigi Mangione. Il giudice a cui fa capo il suo processo ha respinto l'accusa mossa contro il 27enne che, potenzialmente, lo avrebbe esposto alla possibilità di essere condannato all'esecuzione capitale.
La giudice Margaret M. Garnett ha respinto due delle quattro accuse contro Mangione, il che vuol dire che Mangione, in caso di condanna, rischia la pena massima del carcere a vita senza possibilità di libertà condizionale.
Per i legali di Mangione la decisione è una vittoria importante perché sono riusciti a far valere la tesi che lo stalking «non si configura come crimine violento» e non può essere quindi il presupposto per la pena capitale. Gli avvocati del 27enne hanno anche sostenuto davanti al giudice che la decisione di chiedere la pena di morte fosse di natura politica.
La giudice ha inoltre deciso di ammettere al processo come prove quanto rinvenuto nello zaino di Mangione quando è stato fermato per la morte del CEO di UnitedHealthCare Brian Thompson. I legali del giovane avevano invece chiesto che le prove raccolte dallo zaino fossero escluse dal processo perché la perquisizione effettuata allora era stata eseguita in modo illegale considerato che le autorità non avevano alcun mandato.
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