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GEORGIAGruppi omofobi assaltano la sede del Pride: corteo cancellato

05.07.21 - 16:41
Gli organizzatori: «Le autorità non hanno garantito la nostra sicurezza».
Reuters
Gruppi omofobi assaltano la sede del Pride: corteo cancellato
Gli organizzatori: «Le autorità non hanno garantito la nostra sicurezza».

TBILISI - Il Pride di Tbilisi, che avrebbe dovuto tenersi oggi, è stato cancellato dopo che gruppi omofobi violenti hanno assaltato la sede del comitato della manifestazione e aggredito dei giornalisti presenti sul posto per documentare quanto accadeva. 

«Vorremmo rendere noto che il corteo del pride non avrà luogo oggi. Le autorità non hanno garantito la sicurezza della comunità e dei nostri sostenitori», scrivono gli organizzatori dell'evento su Twitter. «Non possiamo scendere in strade piene di gente violenta supportate dalle autorità e dal patriarcato e mettere a rischio la vita della gente!», continuano.

Come denunciato dagli attivisti e confermato dalle autorità, lunedì gruppi violenti hanno assaltato e messo a soqquadro la sede del comitato del pride nella capitale georgiana. In video diffusi sui social si vedono dei facinorosi arrampicarsi sul balcone della struttura e strappare le bandiere ivi presenti. Altri filmati e foto mostrano gli uffici del pride sottosopra e cronisti picchiati «davanti alla polizia».

Secondo gli attivisti LGBT+, tutto ciò è avvenuto nell'inazione degli agenti, pur intervenuti sul posto ma incapaci di fermare i violenti. «Le azioni del governo hanno chiaramente dimostrato che non vogliono adempiere ai loro doveri diretti», scrivono su Facebook gli organizzatori del pride come riporta Euronews.

L'assalto è infatti avvenuto nonostante gli stessi si fossero confrontati con il ministero dell'interno georgiano sui possibili rischi. Quest'ultimo ha risposto in un comunicato di aver chiesto a più riprese agli organizzatori di non tenere il corteo a causa «della portata delle controdimostrazioni pianificate dai gruppi oppositori».

«Il Ministero degli affari interni condanna prima di tutto il linguaggio d'odio, inclusa ogni forma di violenza contro i media», ha aggiunto in un secondo comunicato il dicastero.  

 

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