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JFK: 60 anni non sono bastati per cancellare le ombre

STATI UNITIJFK: 60 anni non sono bastati per cancellare le ombre

22.11.23 - 06:30
Oggi è l'anniversario dell'attentato di Dallas, nel quale l'allora presidente degli Stati Uniti fu ucciso. Quale verità per la sua morte?
keystone-sda.ch / STF (William J. Smith)
JFK: 60 anni non sono bastati per cancellare le ombre
Oggi è l'anniversario dell'attentato di Dallas, nel quale l'allora presidente degli Stati Uniti fu ucciso. Quale verità per la sua morte?

DALLAS - Il 22 novembre 1963 John Fitzgerald Kennedy (noto anche come JFK) restava vittima di un attentato a Dallas, in Texas. Al momento della morte aveva 46 anni e aveva prestato giuramento quale 35esimo presidente degli Stati Uniti meno di tre anni prima.

Lee Harvey Oswald, lupo solitario o pedina?

Il delitto è uno di quei momenti nella storia condivisa di un popolo (ma anche del mondo intero), rispetto al quale tutti ricordano dov'erano e cosa stavano facendo. Come per lo sbarco sulla Luna o per l'11 settembre. Una ferita che, a distanza di 60 anni, non si è ancora completamente rimarginata. La versione ufficiale, suffragata dalla Commissione Warren che ha indagato sul caso, sostiene la teoria del "folle solitario": Lee Harvey Oswald, ex militare che avrebbe sparato con una carabina da un piano elevato di un deposito di libri, per poi fuggire ed essere catturato qualche ora dopo. Oswald è stato poi ucciso a colpi di pistola mentre veniva portato in prigione, in diretta tv. Un altro episodio scioccante, che ha contribuito a rivestire la vicenda di un velo misterioso e inquietante.

I presunti complotti

Nel 1979 una commissione della Camera nata appositamente ha individuato in Oswald il probabile esecutore materiale, ma all'interno di un più vasto complotto teso a eliminare JFK. Le teorie su chi fosse interessato alla sua morte sono svariate: sono stati gli esuli cubani che hanno vendicato il "tradimento" della Baia dei Porci e il mancato aiuto al piano di riconquista dell'isola e di eliminazione di Fidel Castro? È stata la mafia, che dopo aver appoggiato occultamente la campagna elettorale di Kennedy si è vista scatenare contro il Dipartimento di Giustizia guidato da Robert Kennedy? Oppure stati gli apparati militari statunitensi che non condividevano i piani di sganciamento dal Vietnam dell'amministrazione democratica, e quindi sarebbe stato un vero e proprio colpo di Stato dall'interno, come pensa qualcuno, con l'obiettivo di insediare al suo posto il vicepresidente Lyndon Johnson, come è effettivamente avvenuto?

La verità del film di Zapruder

Per cercare di fare chiarezza non sono bastate due commissioni e il celebre processo ritratto nel film di Oliver Stone "JFK - Un caso ancora aperto". I racconti dei presenti in Dealey Plaza, il luogo dell'attentato, hanno cristallizzato le loro versioni. Alle quali non si sono mai aggiunte quelle dei presunti partecipanti al complotto. Il più potente testimone finora di quel tragico momento non è un individuo, ma un filmato: quello realizzato con una cinepresa a 8 mm dal sarto di Dallas Abraham Zapruder, che immortala l'intera sequenza dell'omicidio. È il maggior indizio a disposizione di chi sostiene che non sarebbe stato un solo fucile a sparare quel giorno.

Quei file ancora secretati

Per l'accertamento della verità sono sicuramente importanti i documenti conservati negli archivi federali. La scorsa estate il presidente Joe Biden ha completato la "certificazione finale" dei file da rendere pubblici, come previsto da una legge del 1992. Lo avrebbe dovuto fare Donald Trump nel 2017, ma l'allora inquilino della Casa Bianca «ha ceduto alle pressioni delle agenzie di intelligenze per concedere più tempo», come ha scritto il New York Times. Lo stesso ha fatto Biden in due occasioni, fino alla decisione di dare il via libera alla pubblicazione il 30 giugno (al debutto del weekend lungo del 4 luglio, così da far passare l'avvenimento piuttosto sotto traccia). Agli storici e ai semplici appassionati della vicenda interessano di più quei 4684 documenti che restano secretati, del tutto o in parte. Non bisogna però attendersi troppo dalle carte, secondo alcuni esperti: il 99% dei file sul caso sono stati rivelati e «i funzionari si sono detti fiduciosi che nessuna delle informazioni nascoste avrebbe cambiato la comprensione essenziale dell'assassinio». Sono varie le ragioni che impediscono la pubblicazione di queste carte: questioni di sicurezza nazionale, ma anche ordinanze dei tribunali e violazione della privacy delle persone nominate.

Da Kennedy a Kennedy

Da sempre questa mancanza di trasparenza integrale alimenta le teorie del complotto di cui sopra e offre uno strumento nelle mani di fanatici, ma anche di chi aspira a giungere al potere. Come Robert F. Kennedy Jr., nipote di JFK e sfidante di Joe Biden per la nomination presidenziale democratica. Noto per essere diventato un paladino dei sostenitori delle teorie complottiste sui vaccini fiorite durante la pandemia di Covid-19, Kennedy è fermamente convinto che il governo abbia orchestrato «un insabbiamento durato 60 anni» delle prove di un coinvolgimento della Cia nell'assassinio di suo zio. «Penso che sia oltre ragionevole dubbio, a questo punto».

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COMMENTI
 

Fogliani 4 mesi fa su tio
I mandanti anche i sassi sanno chi erano … gli stessi che hanno ucciso , Lincoln , Rooswelt , Mattei ,
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