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COMO: Forse domani sapremo che fine faranno i due miliardi di Valerio Antenori

Il 40enne toscano li aveva gettati dal finestrino della sua auto in autostrada.
COMO: Forse domani sapremo che fine faranno i due miliardi di Valerio Antenori
Il 40enne toscano li aveva gettati dal finestrino della sua auto in autostrada.
COMO. Che fine faranno i due miliardi e 300 milioni che Valerio Antenori gettò dal finestrino della sua auto dopo che non si era fermato al controllo doganale al valico di Brogeda? Una risposta dal Giudice Preliminare di Como, Valeria Costi, potr...
COMO.

Che fine faranno i due miliardi e 300 milioni che Valerio Antenori gettò dal finestrino della sua auto dopo che non si era fermato al controllo doganale al valico di Brogeda?Una risposta dal Giudice Preliminare di Como, Valeria Costi, potremmo conoscerla forse già domani.Sapremo, così, se il malloppo verrà confiscato e consegnato alle Autorità di Zurigo che ne rivendicano la paternità a nome delle Poste zurighesi, oppure se verrà restituito al 40enne residente a Venosa (Toscana) e grandi interessi economici in Svizzera, Venezuela e Caracas. Se i soldi torneranno nelle sue mani, non saranno tutti: e questo non perché qualcuno cercherà di imboscarsene una fetta. Molto più concretamente perché saranno trattenuti i diritti legati alle infrazioni in norma valutaria perché Antenori portò fuori dal territorio elvetico la somma senza dichiararla al doganieri. In tutto circa 600 milioni di lire.Ma se forse già domani conosceremo la sorte del denaro, probabilmente mai sapremo la reale provenienza. Antenori sostiene di averlo prelevato (parti in dollari, parte in Fr.sv.) in Svizzera per portarli in Italia e li definisce “provento legittimo delle proprie attività nel campo della ristorazione”, tesi perorata dal suo difensore, l’avocato Giuseppe Botta di Como, che ne ha chiesto il dissequestro, richiesta condivisa dal P.M. Massimo Astori. Ma le Autorità Giudiziarie zurighesi sostengono, invece, che i due miliardi e rotti facciano parte del bottino (60 miliardi di lire) del colpo del secolo compiuto il primo settembre del ’97 alle Poste di Zurigo.Di quel grisbì ne venne recuperata la metà, l’altra non si sa che fine abbia fatto.Logico che le Poste zurighesi ardano dal desiderio di mettere le mani sul “malloppo”, ora depositato al sicuro in ambiti di competenza della Procura Lariana. Ad avvalorare la tesi “svizzera” il fatto che il 40enne ha stretti legami di parentela con uno degli indagati per il colpo del secolo, indagato che, però, venne prosciolto da ogni accusa a suo tempo.A favore di Antenori, per concludere, un aspetto importante, lo stesso che rimarca l’avvocato Botta: “Come fanno a sostenere che quei due miliardi e rotti facciano parte del bottino di Zurigo, visto che le banconote non erano segnate?”
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