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LUGANO
30.05.2018 - 17:500
Aggiornamento : 31.05.2018 - 15:46

La prima serata di Poestate

Arte e cultura a Palazzo Civico, gli aggiornamenti su Tio.ch/20minuti, media partner del festival

LUGANO - “Fluxus”: è questo il tema dell’edizione 2018 di Poestate, che ha preso il via nel tardo pomeriggio di oggi a Palazzo Civico a Lugano.

Alle 18 in punto è salita sul palco Armida Demarta, direttrice del Festival, che ha salutato il pubblico presente.

Massimo Gezzi è stato il primo ospite, introdotto da Mariarosa Mancuso di Rsi Rete Due che ha curato la prima parte della serata. Si è partiti parlando con il «romanzo in versi» “Uno di nessuno. Storia di Giovanni Antonelli”, pubblicato da Casagrande. Una storia vera, basata sulla vita del poeta anarchico e ribelle che ha vissuto quasi metà della sua vita in un manicomio, scoperto leggendo un libro di storia locale delle Marche. «Mi sono riproposto di andare a cercare questa storia» ha detto Gezzi, che ha narrato le peripezie della vita di Antonelli: fuga da casa, arruolamento in Marina e poi una vera e propria Odissea.

Antonelli fece una comparsa anche in Ticino, a Giubiasco, per ragioni non chiare. “Il libro di un pazzo” è il titolo dell’autobiografia di questo personaggio davvero singolare, che conobbe anche il carcere. «Il tentativo di dare voce a chi questa voce non l’ha avuta», è la sintesi fatta da Gezzi del suo libro. Gezzi è un esperto della particolare arte dell’autocommento e ha curato un saggio sull’argomento, basato su un convegno tenutosi nel 2007 all’Università di Berna. Ha quindi dato al pubblico, giunto a Palazzo Civico sfidando il maltempo, un saggio delle sue qualità di poeta leggendo estratti da “Il numero dei vivi”.

Il secondo ospite, Anna Ruchat, autrice e traduttrice, ha parlato di poesia e produzioni poetiche. «Ho avuto una fortuna enorme nel tradurre autori fin da giovanissima. Non avevo una lingua, ma la traduzione di questi grandi maestri mi è servita a trovarla, questa lingua».

Si è passati poi a parlare di Franco Beltrametti: Ruchat si occupa della Fondazione a lui dedicata. Ha illustrato la vita e le opere di questo poeta-lavoratore. «La sua idea di poesia era qualcosa di molto istantaneo, breve e mirato con una lingua che anche lui mescolava». Ruchat ha curato un’antologia dei suoi testi che è appena uscita, che raccoglie gran parte dei suoi lavori «e mette in relazione la geografia di Franco e le sue persone». La poetessa ha poi avuto modo di leggere delle liriche dal suo ultimo libro di poesia, “Binomio fantastico”.

Valerio Magrelli, vincitore del primo Premio Poestate 2018, è salito sul palco alle 19.30 (anzi, con un minuto d’anticipo). Il suo è il grande nome di questa prima serata del festival luganese. Mancuso ha scelto di partire dalla fine, ovvero dal suo ultimo libro, formato da una riflessione sulle varie occupazioni degli anni passati (poeta, traduttore, curatore) e da esercizi poetici. Magrelli ha catturato l’attenzione del pubblico luganese con grande bravura, tra racconti della sua vita e ricordi, come quelli sulla pubblicazione del primo libro, pubblicato quando aveva solamente 23 anni: “Ora serrata retinae” (1980).

Curioso l’aneddoto su Nanni Moretti: Magrelli ha interpretato un dottore in “Caro diario”. «Conobbi Moretti a proposito della pallanuoto, stavamo nella stessa squadra».

“ll sangue amaro” è l’ultimo libro di Magrelli, edito nel 2014, del quale l’autore ha letto alcuni passi. “Geologia di un padre” è un altro volume del quale si è parlato molto. Magrelli ha spiegato di essere nato pompiere (fu un bravissimo ragazzo, spiega) e di essere diventato incendiario con l’età. Tra le poesie lette ce ne sono state alcune sul circo, sul cinema, ma anche ironiche come “L’igienista mentale”, riferimento ironico all’”igienista dentale” nota nelle cronache italane di qualche anno fa…

I consigli di lettura di Magrelli, prima di ricevere il Premio Poestate: “Viaggio in Armenia” di Osip Ėmil'evič Mandel'štam ed “Ecuador” di Henri Michaud.

14 poeti hanno invaso il palco per l’antologia “Non era soltanto passione”, sguardo sulla generazione degli anni ’80. Presentati da Mauro Valsangiacomo, ecco Noé Albergati, Daniele Bernardi, Yari Bernasconi, Andrea Bianchetti, Margherita Coldesina, Laura Di Corcia, Lia Galli, Andrea Grassi, Fabio Jermini, Jonathan Lupi, Mercure Martini, Marko Miladinovic, Pietro Montorfani e Carlotta Silini.

Il “curatore non ufficiale” dell’antologia Andrea Bianchetti ha spiegato il perché dare uno spazio ai giovani degli anni ‘80: «Ci siamo concentrati sulla tematica della meraviglia. Non tutti l’hanno rispettata ma, in fondo, va bene così». Un insieme di voci e stili differenti ma interessanti, per un collage poetico che dà conto dello stato di salute della poesia secondo la generazione dei trentenni.

Una proposta molto particolare, come ha sottolineato Armida Demarta, è quella di Davide Rossi che ha parlato di Anna Seghers. «Una donna straordinaria, una delle più grande scrittrici del Novecento», la cui opera è tutelata in Germania e non così conosciuta in lingua italiana, anche a causa dei problemi dell’avere rapporti con la Ddr, della quale fu tra i fondatori.

«All’interno del realismo socialista ha sempre imposto con forza, con veemenza l’idea che la letteratura non dovesse essere freddamente astratta ma dovesse coinvolgere l’immaginario, i sogni», ha spiegato Rossi.

Gran finale della prima serata con “Caffè Odessa”, suggestivo viaggio tra musica e cultura. Nel patio di Palazzo Civico si sono sparsi i profumi dei Balcani, del Medio Oriente ma anche della Spagna e dell’Europa latina, portati sulle note di quattro giovani ma ottimi musicisti: Manuel Buda - chitarra e saz; Miriam Camerini - voce; Bruna Di Virgilio - violoncello e pianoforte; Arturo Garra - clarinetto.

«Perché abbiamo voluto chiamare questa passeggiata musicale “Caffè Odessa”?» ha spiegato Camerini. «Ci siamo domandati: cos’è la musica ebraica? Da anni ci interroghiamo su cos’è questo specifico. Dare una risposta è noioso e anche poco ebraico, e la cosa migliore è “fertilizzare” questa domanda, farla crescere».

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