BANCHE
14.10.2012 - 18:250
Aggiornamento : 19.11.2014 - 03:20

"Con questa lettera Ermotti rischia di perdere l'appoggio dei dipendenti"

Secondo Marcus Knill, esperto di comunicazione, la mossa affrettata dell'amministratore delegato è sintomo della pressione a cui è sottoposto Ermotti

ZURIGO - Per Sergio Ermotti è un momento difficile. La fuga di notizie e la pubblicazione della notizia del progetto di stralciare fino a 10mila posti di lavoro, sono un duro colpo da digerire per il numero uno di UBS. A tutto ciò si susseguono le voci di una lotta di potere ai vertici di un istituto, che sta cercando di accordarsi al suo interno sulla strada da imboccare.

I tempi difficili che stanno attraversando le piazze finanziarie mondiali non consigliano scelte coraggiose. L'aumentato fabbisogno di capitale proprio da un lato e l'erosione dei margini dall'altro, costringono, in tutti i casi, a scelte difficili. Questo è indubbio e tutti ne sono consapevoli, dal primo all'ultimo collaboratore di UBS.

Ed è proprio con i suoi collaboratori che il banchiere ticinese se l'è presa. Con la lettera inviata ieri ai 63.500 dipendenti del secondo colosso mondiale bancario al mondo, Ermotti non ha nascosto la sua delusione. Chiaro il suo disappunto per la gestione dell'informazione di un progetto di ristrutturazione, che ora sembra sfuggirgli di mano. Oltre alle resistenze interne ai vertici, in primis quella del presidente di CdA Axel Weber, che spinge per un ridimensionamento dei rischi e quindi dell'investmentbanking, si aggiungono pure le talpe, che passano informazioni riservate alla stampa. E nella lettera ai dipendenti lui, il numero uno di UBS, si è proprio rivolto a quei dipendenti che agiscono "in modo irresponsabile o soltanto per i propri interessi".

I toni usati dall'amministratore delegato nei confronti dei suoi dipendenti, però, sono giudicati non proprio azzeccatissimi dall'esperto di comunicazione Marcus Knill, intervistato da 20min.ch.

Secondo Knill, Ermotti ha agito come se tutti i dipendenti dell'istituto avessero mandato alla stampa informazioni anonime. "Sfoga la sua frustrazione e riversa la colpa su tutto il personale, anziché cercare le cause della fuga di informazioni".

Una reazione poi così affrettata rappresenterebbe - sempre secondo l'esperto - la dimostrazione della forte pressione alla quale sarebbe sottoposto Ermotti e avvalorerebbe la tesi secondo cui esisterebbero delle divisioni interne.

Anche a livello strategico la lettera è discutibile. Una mossa falsa secondo Knill. "Così facendo Ermotti potrebbe perdere completamente l'appoggio dei suoi collaboratori e provocare un danno irreparabile" ha detto Knill.

Ermotti poi, sulla notizia del Tages-Anzeiger riguardante i 10mila posti in pericolo, nella sua lettera non ha fornito risposte concrete, limitandosi a dire che "la verifica dei settori commerciali non si è ancora conclusa e che - di conseguenza - decisioni definitive non sono state ancora prese". L'amministratore delegato ha invitato i dipendenti a non lasciarsi influenzare dagli articoli e dalle notizie dei media.

(p.d'a.)

7 anni fa Ermotti in lotta contro i suoi nemici interni
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