Cerca e trova immobili
CANTONE

«Un risultato che ci legittima»; «Rsi sproporzionata e di parte»

Se a livello nazionale il risultato non lascia spazio a dubbi, in Ticino l’esito dell’iniziativa “200 franchi bastano!” è stato molto meno scontato. Timbal: «La priorità? Riannodare il legame affettivo con tutto il cantone».
TiPress
«Un risultato che ci legittima»; «Rsi sproporzionata e di parte»
Se a livello nazionale il risultato non lascia spazio a dubbi, in Ticino l’esito dell’iniziativa “200 franchi bastano!” è stato molto meno scontato. Timbal: «La priorità? Riannodare il legame affettivo con tutto il cantone».

COMANO - Il primo sospiro di sollievo è arrivato alle 12 in punto quando, dopo la chiusura delle urne, le proiezioni dell’istituto gfs.bern parlavano già di un chiaro no all’iniziativa “200 franchi bastano!”. Un dato poi confermato nel corso della giornata di voto, che ha permesso al direttore della RSI, Mario Timbal, di affrontare il pomeriggio con un po’ meno di apprensione. «Sicuramente siamo contenti del risultato perché ci legittima», ha spiegato il direttore a Tio.ch.

Una valanga di no - L’iniziativa sulla SSR, promossa dall’UDC, è stata infatti respinta con oltre il 60% dei voti. «Il risultato legittima un servizio pubblico presente nelle regioni, cosa che con l’iniziativa non sarebbe più stata possibile con la stessa forza. È questa presenza che ci permette anche di essere parte dell’ecosistema digitale, dove invece si voleva renderci meno presenti».

A livello nazionale il no è stato netto; in Ticino, invece, il risultato non è stato così chiaro (il no ha ottenuto il 53,29% dei voti). Insomma, quasi un ticinese su due ha votato a favore dei “200 franchi bastano”. «Ce lo aspettavamo, ma siamo comunque soddisfatti», continua Timbal. «Già ai tempi di No Billag avevamo registrato un risultato simile, uno scarto rispetto al resto della Svizzera».

Un ticinese su due a favore dell'iniziativa - E sulle possibili cause? «Il dibattito e la mobilitazione durante la campagna di entrambi i fronti mostrano proprio la centralità del servizio pubblico nella Svizzera italiana. Questo è sicuramente un aspetto positivo. Rispetto al resto della Svizzera abbiamo avuto una campagna molto polarizzante, in cui si è parlato poco di media e molto dell’azienda e del suo funzionamento. Siamo però coscienti della situazione che viviamo nella Svizzera italiana. Ora la priorità sarà riannodare il legame affettivo, che è forte, con tutta la regione, anche con chi ha sostenuto l’iniziativa».

Indipendentemente dal risultato, era già stata annunciata una riorganizzazione importante dell’azienda (progetto “Enavant”). È innegabile però che l’iniziativa rappresentasse una spada di Damocle. Come si guarda ora al rinnovo delle concessioni del 2029? «Adesso abbiamo davanti due cantieri. Il progetto “Enavant” porterà a una grossa trasformazione del servizio pubblico, che diventerà più fortemente digitale e modificherà la sua struttura organizzativa». Dall’altra parte «abbiamo sul tavolo la discussione sulla concessione, ed è fondamentale che ci sia un confronto chiaro, in un clima non da campagna elettorale».

Un risultato prevedibile? - E se a Comano si brinda, in casa UDC il sentimento è opposto. «Era abbastanza nell’aria», ci spiega Piero Marchesi. «La mobilitazione a favore del servizio pubblico è stata importante. Associazioni sportive, culturali e molte altre realtà si sono schierate contro l’iniziativa».

Il dato da “salvare” per gli iniziativisti è quello ticinese. «Malgrado gli scenari apocalittici disegnati dai contrari (perdite milionarie, meno posti di lavoro, coesione nazionale a rischio) e il tentativo di spaventare la popolazione, un ticinese su due ha votato a sostegno dei “200 franchi bastano”. Questa è la conferma che esiste una certa insofferenza verso la RSI. Il Ticino era infatti il cantone che, oggettivamente, avrebbe perso più di altri».

«Rsi sbilanciata» - Un’insofferenza che Marchesi riconduce «a un livello di organico e di risorse sproporzionato, soprattutto nel confronto con altre realtà locali. Poi, non da ultimo, e secondo me è l’aspetto che pesa di più, c’è il sentimento, che ormai non è più solo una percezione, che l’informazione della RSI sia sbilanciata a sinistra. Credo che molti ticinesi lo abbiano notato più volte e che questa percezione di mancata imparzialità dia fastidio. Immagino quindi che una parte dei sì sia arrivata anche per questo motivo».

Marchesi vede però il bicchiere mezzo pieno. Il canone verrà infatti progressivamente abbassato fino a 300 franchi entro il 2029, rispetto ai 335 franchi attuali. «Se non ci fosse stata l’iniziativa, non avremmo questa riduzione. Per noi è stata una mezza vittoria ancora prima di andare alle urne». Una riduzione che potrebbe però aver influito sul voto finale. «Sì vero, è stata sicuramente determinante per la bocciatura dell’iniziativa “200 franchi bastano”».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE