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«Serve imparzialità, non un tribunale politico»

I dettagli dell'alternativa "tecnica" alla CPI sul caso Hospita, proposta dalla minoranza della Commissione della Gestione e finanze
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«Serve imparzialità, non un tribunale politico»
I dettagli dell'alternativa "tecnica" alla CPI sul caso Hospita, proposta dalla minoranza della Commissione della Gestione e finanze

BELLINZONA - Una Commissione di «verifica tecnica» indipendente, formata da «tre esperti riconosciuti», «non più attivi politicamente» e che dovranno essere «selezionati mediante chiamata pubblica». È questa, in estrema sintesi, la struttura dell'alternativa "tecnica" alla Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sul caso Hospita, proposta dalla minoranza (leghista) della "Gestione e finanze".

Nel rapporto - stilato da Daniele Piccaluga e sottoscritto dai colleghi Boris Bignasca e Michele Guerra - vengono sottolineati i «rischi di politicizzazione» connessi alla CPI e «la necessità di un’alternativa che garantisca competenze tecniche e imparzialità, ribadendo che gli approfondimenti non devono trasformarsi in un’arena per confronti politici ma piuttosto in un processo di verifica istituzionale affidabile».

I timori di un "tribunale politico"
L'istituzione di una CPI come proposta dalla maggioranza della Gestione «rischia di trasformarsi» in un «foro di contrapposizione politica» e, di riflesso, di essere «percepita da una parte della cittadinanza come una ricerca di vantaggio politico piuttosto che di verità». E questo, aggiunge il rapporto, avrebbe come conseguenza diretta quella di una «riduzione della fiducia pubblica nelle istituzioni».

Il mandato
Ci sono poi tutti gli aspetti che vanno oltre ai timori legati a un cosiddetto "tribunale politico" e che riguardando quelle «competenze tecniche specifiche» che «non sempre sono presenti nell'ambito dei deputati». E in tal senso, il rapporto di minoranza indica, punto per punto, le aree specifiche in cui gli esperti dovranno essere riconosciuti: diritto amministrativo e costituzionale; governance e controllo istituzionale; audit e trasparenza amministrativa. Per quanto riguarda il mandato, la Commissione tecnica dovrà «ricostruire in modo oggettivo i fatti rilevanti riferiti al caso Hospita», «valutare eventuali responsabilità» (di natura amministrativa, tecnica o normativa), «proporre raccomandazioni per migliorare procedure istituzionali e sistemi di controllo interno» e, infine, redigere un rapporto conclusivo per il Gran Consiglio.

La minoranza commissionale, nelle sue motivazioni, sottolinea poi anche la portata istituzionale dei fatti in esame. O meglio, l'opposto, dato che «non si ritiene che il presupposto principale per la costituzione di una CPI sia dato, visto che la legge ne prevede l'istituzione solo per "eventi di grande portata istituzionale nel Cantone"» e che lo strumento della CPI sia «inadeguato» in quanto «come ribadito dal Consiglio di Stato "i fatti in discussione riguardano essenzialmente persone e società esterne all’Amministrazione cantonale"».

Chi dovrà nominare gli esperti?
Per quanto riguarda la nomina dei tre esperti, come si legge nel decreto allegato, dovranno essere «nominati da una commissione mista composta da 3 rappresentanti del Consiglio di Stato e da 6 rappresentanti del Gran Consiglio», scelti «dalla Commissione gestione e finanze che si è occupata dell'oggetto». E la nomina, come già detto, «avviene mediante procedura di chiamata pubblica».

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