BOSCO GURIN
16.01.2014 - 15:410
Aggiornamento : 24.11.2014 - 22:57

Due giovani agricoltori rischiano la rovina: "Aiutateci"

Uno sfratto e una lungaggine burocratica mettono in ginocchio Laura e Michele Arcioni, piccoli imprenditori dell’alta Valle Maggia: 100 capre e 25 mucche finiranno tra le nevi

BOSCO GURIN – Cento capre e venticinque mucche rischiano di finire per strada a Bosco Gurin. Sono gli animali della fattoria di Laura e Michele Arcioni, due giovani agricoltori che si trovano al centro di un grosso pasticcio burocratico. Dal 2007, in seguito alla rescissione del contratto d’affitto, sapevano che di lì a 6 anni avrebbero dovuto abbandonare lo stabile in cui esercitano la loro attività. Nel frattempo, avrebbero voluto costruire una nuova stalla in cui ospitare il loro bestiame. L’iter burocratico con la Sezione dell’agricoltura, tuttavia, è finito alle calende greche. E solo pochi mesi fa è arrivata dal Cantone una prima risposta che potrebbe dare luce verde al progetto. Tradotto: gli Arcioni, come da accordi, devono lasciare la loro stalla attuale. Ma di quella nuova non è ancora stato posato nemmeno un mattone. “E adesso – spiega – i nostri animali chissà dove andranno a finire. È questione di giorni e ce li porteranno via. Siamo disperati”.  

Sogno infranto - È un’azienda agricola molto nota nell’alta Valle Maggia, quella di Laura e Michele, genitori di ben 4 bambini. L’attività è partita nel 2004 ed è sempre stata contrassegnata dall’entusiasmo dei due ragazzi. Il sogno, però, ora rischia di essere infranto. “Non solo gli animali sono in pericolo – riprende Laura –. Nello stabile abbiamo oltre trecento formaggelle, carne, fieno. E poi anche tutti gli attrezzi, l’inventario. Rischiamo di perdere tutto in un colpo solo perché non abbiamo veramente uno spazio alternativo. In questi mesi, visto come si stavano mettendo le cose, abbiamo cercato delle soluzioni. Invano. E ora il tempo è finito”.

Tempi dilatati - A onor del vero va detto che il progetto per la nuova stalla della famiglia Arcioni è stato rifatto quattro volte. Anche questo ha contribuito a dilatare i tempi. “Ma perché a livello di consulenza siamo stati abbandonati un po’ a noi stessi. Solo nel 2013 il Cantone ci ha detto effettivamente quanto potevamo spendere. Ora hanno dato il via libera. Per arrivare a iniziare i lavori, tuttavia, passeranno ancora diversi mesi. Forse potrebbero iniziare tra maggio e giugno”.

Appello disperato - Insomma, serve urgentemente una soluzione alternativa nell’immediato. Altrimenti una giovane azienda agricola di valle sarà costretta a chiudere i battenti. “È così – ammette Laura –. Speriamo che qualcuno ci aiuti a salvare la nostra azienda. Il nostro appello è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore l’agricoltura, quelli che incitano i giovani a lanciarsi in questo settore. A quei politici e a quei cittadini che sognano il ripopolamento delle valli. E anche al proprietario del nostro stabile attuale, affinché metta una mano sul cuore e ci dia qualche mese in più per potere restare”.

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