Alla sbarra per il furgone imbottito di coca fermato al Gaggiolo

Nove le persone a processo tra richieste di patteggiamenti e riti abbreviati
VARESE - All’epoca l’episodio fece scalpore, non tanto per il volume dello stupefacente quanto per il meccanismo con cui veniva movimentato.
Un autista considerato affidabile, ma schiavo della dipendenza, accettava incarichi illegali per sostenere il suo vizio, senza essere consapevole della portata reale del carico affidatogli. Quando la Guardia di Finanza lo fermò, rimase letteralmente incredulo davanti ai cento ed oltre chili di cocaina occultati nel furgone Renault che stava conducendo: ufficialmente trasportava arredi in legno, ma al loro interno era nascosta una quantità enorme di droga.
L’attività di controllo delle Fiamme Gialle, avviata nella mattinata del 7 novembre 2023, prese le mosse da Agrate Brianza. Il mezzo, ritenuto sospetto, venne bloccato al Gaggiolo, a ridosso del confine (era diretto in Svizzera). Il conducente, un cittadino italiano originario del Piemonte, ignorava di avere con sé 220 involucri di cocaina, per un peso totale pari a 115 chili.
Da quell’episodio scaturì un’indagine più ampia, che coinvolse numerose altre persone: alcune di esse, già raggiunte dagli accertamenti investigativi di allora, sono oggi chiamate a rispondere delle accuse in tribunale.
Presso il giudice dell’udienza preliminare di Varese - riferisce il portale VareseNews - si è svolta una delle sessioni del procedimento, durante la quale uno degli imputati ha presenziato in aula, detenuto e sorvegliato dalla Polizia penitenziaria. Il processo riguarda complessivamente nove imputati, italiani e stranieri.
L’udienza di lunedì, rinviata al mese di aprile, è stata dedicata a chiarire le posizioni processuali, distinguendo tra chi ha optato per il rito abbreviato e chi sta invece valutando il ricorso al patteggiamento.



