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«Dicono che siamo dei "brozzoni" e dei drogati, ma non è vero niente»

LUGANO«Dicono che siamo dei "brozzoni" e dei drogati, ma non è vero niente»

10.06.23 - 17:58
I molinari tornano a manifestare in strada, sostenuti da molteplici enti e associazioni, per chiedere «spazio».
Tio/20minuti
«Dicono che siamo dei "brozzoni" e dei drogati, ma non è vero niente»
I molinari tornano a manifestare in strada, sostenuti da molteplici enti e associazioni, per chiedere «spazio».

LUGANO - «Più occupazioni, meno preoccupazioni!». È soltanto una, questa, delle numerose rivendicazioni fatte dai partecipanti della manifestazione "Facciamoci spazio" che questo pomeriggio ha invaso le strade di Lugano. La dimostrazione, che ha preso il via alle 15.50 al piazzale di Besso sotto un sole cocente, vede protagonisti i molinari e i sostenitori dell'autogestione, ma anche altre associazioni ed enti. Tutti uniti per un'unica idea: «Gli spazi ci sono. Vuoti o inutilizzati, vanno ripresi, riassegnati, rioccupati e abitati».

«La Città di Lugano continua a implementare mega-progetti di grandi poli sportivi, culturali e sociali a scapito delle piccole realtà e di tutti i bisogni che dovrebbero costruire una società diversa, fatta di accoglienza, di solidarietà e di logiche non legate al profitto. Prendiamoci gli spazi, perché è un bisogno», ha tuonato uno dei relatori prima della sfilata del corteo, sceso in seguito lungo via San Gottardo in direzione del centro.

Il collettivo R-esistiamo, dal canto suo, ha chiesto a gran voce «che si dia spazio all'esistenza di tutte e tutti gli esseri umani e che non siano i documenti, i soldi o i Paesi di origine a determinare come e dove vivere. Ognuno deve poter trovare spazio fuori e dentro di sé per determinare le scelte della propria vita». Per questo viene chiesta «libertà di movimento per tutti».

«Anche noi oggi ci faremo forti nelle bellezze delle nostre diversità affermando la necessità comune di immaginare altri modi di vivere la comunità. Scendiamo per le strade e facciamoci spazio!», così un rappresentante dell'Associazione Idra.

«Non solo festa» - «Se credo che otterremo mai un altro spazio? Sono scettica, ma sarebbe fondamentale», ha raccontato a Tio/20minuti Rosa*, una dei numerosi partecipanti alla manifestazione. «Ho iniziato ad andare al CSOA quando avevo solo 13 anni. Molti pensano che il centro sociale sia soltanto un contesto di festa, ma in realtà tanta gente lo frequentava per lavorare e per esprimersi artisticamente. Era un punto di incontro sotto diversi punti di vista, ed è un peccato che questo venga a mancare, anche perché poi i giovani finiscono a vagare per strada».

«La verità è che in Ticino ci sono tanti pregiudizi», continua Rosa, «i molinari vengono visti come dei "brozzoni" e dei drogati, ma non è vero niente. Certo, ci sono alcuni elementi di questo genere, ma si trovano anche in discoteca a Lugano».

Incomprensioni interne - Intanto, però, anche tra gli autogestiti ci sarebbe maretta. «Al momento ci sono conflitti tra i vecchi e i nuovi molinari. Quelli più d'esperienza vogliono instaurare un dialogo con il Comune e vedere cosa può offrire, mentre quelli nuovi tendenzialmente non vogliono avere nulla a che fare con le autorità, quindi ci troviamo un po' in un vicolo cieco. Personalmente trovo che il dialogo sia essenziale per trovare una soluzione».

Manifestare per questa causa può però avere le sue conseguenze: «Io nel 2021 ho addirittura perso il lavoro perché sono stata avvistata alla manifestazione che ha seguito la demolizione dell'ex Macello. Da lì ho iniziato a essere bersagliata dai colleghi e vista male dai capi».

*Nome reale noto alla redazione

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