Va a morire nella clinica svizzera, chi l'ha accompagnato a Lugano «non l'ha istigato al suicidio»

Nel mirino degli inquirenti vi era un amico dell'aspirante suicida, ritenuto in seguito non coinvolto nella decisione di ricorrere alla morte dolce
COMO - Nessuna istigazione al suicidio. Il Giudice delle indagini preliminari di Como ha accolto la richiesta di archiviazione del caso che vedeva imputato l’amico di un suicida 62enne. Quest'ultimo si era recato in Svizzera nel 2017 per porre fine alla sua vita tramite suicidio assistito presso la clinica Dignitas, nel Canton Zurigo.
L'accaduto, come riferisce oggi la Provincia di Como, aveva scosso la comunità di Albavilla (piccolo paese nella provincia comasca), ignara delle intenzioni del 62enne, apparentemente in buona salute.
Da qui l'inchiesta nei confronti dell'amico, che aveva accompagnato l'aspirate suicida a Lugano per assistere ad un concerto, ignaro però (come è emerso nelle indagini) delle intenzioni del 62enne. Questi, prima di dare corso alla sua volontà, aveva inviato una serie di lettere. Giunte a destinazione troppo tardi. Forse volutamente.




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!