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CANTONE
28.09.2017 - 10:440
Aggiornamento : 14:24

«Lisa Bosia Mirra è colpevole»

Confermata la condanna nei confronti della deputata socialista che aveva aiutato ventiquattro migranti a entrare illegalmente in Svizzera

BELLINZONA – Nell’agosto 2016 ha aiutato ventiquattro migranti a entrare illegalmente in Svizzera e a proseguire il loro viaggio verso l’Europa settentrionale: la deputata socialista Lisa Bosia Mirra è stata condannata, oggi in pretura penale a Bellinzona, a una pena pecuniaria sospesa di 8'800 franchi e a una multa di 1'000 franchi. «È stato adottato un modus operandi elaborato e sapeva che si trattava di un reato» ha spiegato il giudice Siro Quadri confermando la pena proposta dal decreto d’accusa. «Non si mettono comunque in dubbio i valori a cui si ispirava e l’impegno da lei profuso».

«L’Italia applica gli stessi diritti» - «È vero, i migranti hanno subito trattamenti disumani, ma in quel momento si trovavano in Italia, paese che applica i medesimi diritti esistenti in Svizzera e nel resto dell’Europa» ha spiegato il giudice. «L’imputata ha invece preteso di decidere da sola o con l’aiuto di altri se la persona era meritevole del diritto d’entrata in Svizzera». La Corte ha dunque sottolineato che non è la pretura penale la sede per discutere la costituzionalità di una legge o l’agire delle guardie di confine.

Destino sconosciuto – A Como le persone aiutate erano in pericolo? Secondo la Corte non si può partire da questo presupposto, anche considerando che «la destinazione dei migranti non è dimostrata, quindi non è detto che in Germania avrebbero trovato una situazione migliore».

Questione di Schengen? «No» - Il difensore Pascal Delprete aveva fatto leva sul libero movimento dei cittadini all’interno dello spazio Schengen. «I singoli Stati continuano a applicare le proprie norme interne, pertanto lo straniero sprovvisto di documento o visto può essere fermato e sanzionato anche all’interno di Schengen» ha spiegato il giudice. «Libertà di movimento sì, ma gli Stati sovrani dell’Ue possono sancire dei limiti per l’ammissione nel proprio paese».

Le richieste delle parti – In aula la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo aveva sottolineato che l'imputata «sapeva i rischi che correva e che si trattava di azioni illegali». La difesa si era invece battuta per l’assoluzione, facendo leva sulla motivazione umanitaria e sullo stato di necessità.


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