CANTONE
02.07.2014 - 09:290
Aggiornamento : 24.11.2014 - 19:33

Il Governo: no ai cannabis social club

Il Consiglio di Stato: "In Ticino non sussiste un’emergenza canapa, non chiederemo di avviare il progetto pilota propostoci". Testing: si ammette che c'è un problema di sostanze da taglio dannose

BELLINZONA - Esperti e Governo dicono no alla sperimentazione dei cannabis social club nel nostro cantone, ovvero quelle associazioni che si riforniscono e distribuiscono cannabis tra i propri soci, tutti maggiorenni e in un contesto privato. La proposta di avviare un progetto pilota era stato avanzato dall'Associazione Cannabis Ricreativa Ticino (ACRT).

"In Ticino non sussiste un’emergenza canapa, pertanto non chiederemo di avviare il progetto pilota propostoci» ha scritto il Consiglio di Stato all’Ufficio federale di sanità pubblica. 

Il Governo non si oppone infatti a che iniziative simili vengano attuate altrove. “Abbiamo indicato all’Ufficio federale della sanità pubblica – si legge nella risposta del Consiglio di Stato al presidente dell’Acrt, Sergio Regazzoni – il nostro interesse a che l’eventuale sperimentazione sociale in altri cantoni abbia luogo in un contesto istrituzionale adeguato”.

Ma un risultato l’Acrt l’ha ottenuto. Per la prima volta infatti un documento governativo riconosce  il problema delle sostanze in circolazione: “L’attuale contesto del mercato nero non consente di rilevare compiutamente le caratteristiche  della canapa e dei prodotti derivati”. In particolare, scrive il Governo, “nei derivati della canapa (hashish) presenti sul mercato nero la tipologia delle sostenza da taglio può variare anch’essa di molto e alcune delle sostanze riscontrare sono dannose”. Una dichiarazione che sembra spalancare le porte all’introduzione di un testing, come già da una decina di anni avviene a Berna e Zurigo. L’iniziativa, che vuol  “permettere ai consumatori di stupefacenti di verificare la composizione delle sostanze prima di farne uso” è stata risollecitata ieri dal deputato dei Verdi Sergio Savoia, già autore di una mozione nel 2010 (mozione che tra i firmatari aveva anche l’attuale presidente del Governo Manuele Bertoli).

Fumata nera dunque sui Cannabis social club ma il presidente dell’Acrt Sergio Regazzoni, intervistato da 20 minuti, non s’arrende ed esprime soddisfazione per «il riconoscimento del nostro modello da parte del gruppo di esperti. Regolamentare, come riconosce il Governo, è importante perché significa evitare il ricorso al mercato nero».

La decisione di non adottare il modello dell’Acrt, osserva Regazzoni, «è il risultato della scollatura della politica dalla realtà sociale. Se non è un’emergenza sociale, non sono giustificati i 3700 casi di polizia e magistratura, solo nel 2012, per la canapa, non sono giustificati i milioni che si spendono per queste procedure». L’Acrt non si dà per vinta: "È importante informare e dall’autunno partirà il nostro “road show” attraverso il Ticino. L’Acrt pensava che i nostri politici fossero molto più intelligenti, perché siamo in un anno pre-elettorale e i consumatori di canapa ad uso ricreativo in Ticino sono circa 30mila".

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