«Voglio sempre mettermi in discussione. Lugano? Un gioiello»

Mille sarà la protagonista della serata del 15 luglio a ROAM Festival, in apertura del concerto Piano Solo di Motta
LUGANO - Quella di mercoledì 15 luglio al Boschetto del Parco Ciani di Lugano sarà una serata che rischia di restare nella memoria di coloro che saranno presenti. Il secondo appuntamento targato ROAM Festival offre infatti una combo di artisti italiani di grande spessore. Il mattatore della serata sarà Motta: il cantautore arriva in Ticino con una tappa del suo tour Piano Solo. In apertura una vera gemma musicale: Mille, il progetto solista di Elisa Pucci, che lo scorso anno ha saputo sfornare un piccolo capolavoro musicale. Abbiamo intervistato la cantautrice nativa di Velletri, già voce dei Moseek.
Il tuo primo album solista, "Risorgimento", è stato tra i migliori lavori pubblicati in lingua italiana almeno negli ultimi due anni. Lo penso io, così come molti altri. Come hai accolto i riscontri positivi da parte di pubblico e critica?
«Guarda, tutto ciò che mi arriva di positivo lo prendo, me lo porto a casa e lo stipo per quei momenti in cui sto male. È il mio tesoretto per stare bene con quello che faccio e affronto tutti i giorni. Ma rimango sempre con i piedi ben piantati a terra. Quando vado in studio mi ricordo le cose belle così come quelle brutte, e cerco di fare una media ponderata e di essere estremamente equilibrata. Altrimenti perdere l'equilibrio potrebbe essere facile. Il successo, sai, ti porta a non metterti in discussione - e io voglio sempre mettermi in discussione».
In una vecchia intervista dicevi: «Tutti i miei brani sono autobiografici. Fortunatamente ma anche sfortunatamente, perché chi mi sta accanto un po’ ci si ritrova». Ti piace giocare sempre con le parole?
«È una cosa che poi faccio su base quotidiana: sono molto ironica, molto sarcastica, cinica, ma sono anche una romantica. È quello che sono con le persone, ed è lo stesso con le canzoni. Molto spesso le persone che fanno parte della mia vita ci si ritrovano, semplicemente rivedendo pezzi di conversazioni che abbiamo fatto magari la sera prima. Adesso mando le "citazioni" in anteprima, come per dire: "Bella serata ieri, è successo questo e ti ho messo dentro una canzone"».
Cosa è rimasto con te della tua precedente esperienza artistica con i Moseek?
«In verità sono sempre io, solo che adesso non ho i capelli stirati. E quindi questo che significa? Che sono molto meno rigida, molto meno piena di paletti e di limitazioni (ride, ndr). Però è rimasta anche una parte dei Moseek, perché il batterista è il batterista con il quale suono ancora oggi (Davide Malvi, ndr). Ci scrivo le canzoni, le produco... È un sodalizio che va avanti da 18 anni, quindi le cose non sono tanto cambiate. Sono cambiata io. Con i Moseek scrivevo completamente da sola, mentre adesso, paradossalmente, lo faccio con Davide pur essendo un progetto solista. C'è molta più condivisione e confronto».
"Risorgimento" è stata la testimonianza di un profondo cambiamento personale. Qualcuno ha parlato addirittura di risurrezione...
«Beh, non m'hanno messo ancora in croce, quindi fortunatamente non siamo qui a parlare di risurrezione (ride, ndr)».
Appunto. Che progetti hai per il futuro?
«Sto già scrivendo il disco che uscirà nel 2027. Quello che mi succede lo metto nero su bianco, in maniera fisiologica. Quindi ci sono già un bel po' di canzoni. Probabilmente in autunno comincerò a fare una cernita, sarà un lavoro di cesellamento».
Hai un tour estivo molto ricco di date in giro per l'Italia, con un'unica sortita fuori dai confini nazionali: che rapporto hai con la Svizzera?
«Il primo viaggio oltreconfine della mia vita è avvenuto a quattro anni: sono venuta in Svizzera a trovare mia zia, che abita a Gossau, nel canton Zurigo. A Lugano ci sono stata nel mio percorso parallelo di attrice di teatro: con "La Locandiera" ho recitato al Teatro Foce e tante altre tappe in Svizzera, almeno sette-otto negli ultimi due anni. Conosco Friburgo, Losanna, ma non per la musica: per il teatro. Lugano, poi, sembra veramente un dipinto. È bellissima, un gioiello».
C'è altro che ti lega al Canton Ticino: Jack Savoretti, con il quale hai inciso "I Hear You Calling (Echi di Sirene)" qualche mese fa, ha vissuto proprio qui per anni.
«Questa collaborazione è nata veramente in maniera sorprendente. Mi ha scritto lui su Instagram dicendo: "Noi dovremmo fare una canzone insieme". Gli risposi semplicemente: "Non vedo l'ora". Dopo tre giorni mi ha mandato il pezzo, lo stesso che è uscito totalmente in inglese come singolo trainante del suo disco. Mi aveva detto di farci quello che volevo e così, tre giorni dopo, gli ho rimandato il brano che avete ascoltato. È stato tutto velocissimo, naturale e spontaneo. Ed è stato un grandissimo dono: lo stimo profondamente, cantare insieme dal vivo è stato qualcosa di eccezionale».
Tu e Motta condividerete la serata luganese: cosa pensi di lui?
«Lo adoro, ho sempre comprato i biglietti per andarlo a vedere dal vivo. E poi ci siamo conosciuti e da lì mi invita ai suoi concerti. Lo stimo da sempre».
Nel 1992 hai partecipato allo Zecchino d'Oro. Questa è la scheda che si trova sul sito della manifestazione canora italiana: «Ha 8 anni e viene da Velletri (Roma). È la più "vecchia" tra i cantanti italiani. Dedica alla mamma la canzone, perché è lei la luccioletta della sua vita. Elisa stravede per le Barbie e vorrebbe essere una fata fucsia. Di Bologna ha apprezzato i negozi della Galleria Cavour. Vuole tanto bene al suo papà che anche lei tifa per la Juve, anche se del calcio non le importa niente».
«Non sapevo di questa descrizione, non è vero che volevo essere una fata fucsia! (ride, ndr). Comunque sì, avevo otto anni e partecipai in maniera autonoma, nel senso che falsificai la firma di mio padre e mi presero. Volevo certamente bene a mio padre, ma era proprio lui a non volermici mandare. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene».



