La missione via terra della Flotilla finisce in Libia

Gli attivisti rientrano dopo un violento sgombero a Sirte e tensioni con le forze libiche.
Gli attivisti rientrano dopo un violento sgombero a Sirte e tensioni con le forze libiche.
TRIPOLI - La missione di terra della Flotilla finisce in Libia. Dopo il violento sgombero di ieri sera del «convoglio» accampato da giorni nei pressi di Sirte i circa duecento attivisti di varie nazionalità hanno deciso di ritornare a casa.
«Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell'ovest nel nostro accampamento - racconta l'attivista italiana Sara Suriano -. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio di compagne e compagni, abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto».
«C'è stato caos - aggiunge -. La moschea è stata alla fine sgomberata col gas». Parla di alcune donne «strattonate, colpite alla schiena, una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori». Ad avere la peggio, «un ragazzo dell'organizzazione» che è rimasto «privo di sensi e si ipotizza che abbia riportato un trauma cranico dopo esser stato colpito con un pugno».
Il convoglio di terra era partito il 15 maggio (Giorno della Nakba) con a bordo sette ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari diretti alla Striscia di Gaza e oltre 200 partecipanti da più di 25 paesi.
Intanto si attendono notizie degli altri dieci attivisti della stessa spedizione fermati nei giorni scorsi nella Libia orientale. Sono accusati di «ingresso illegale» per essere entrati nella regione senza autorizzazione e dovrebbero essere espulsi presto. Il ministero degli Esteri di Bengasi ha fatto sapere di aver agito «nel rispetto della legge e dei diritti umanitari» assicurando che «stanno ricevendo l'assistenza medica e umanitaria necessaria».




