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Un libro, dei bambini, l’hockey: Gianinazzi racconta

Le esperienze eccezionali con i più piccoli, quelle altrettanto belle, ma a volte complicate, negli spogliatoi, le difficoltà a Lugano, la tranquillità di Visp: il 33enne ha parlato a 360°.
Un libro, dei bambini, l’hockey: Gianinazzi racconta
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Un libro, dei bambini, l’hockey: Gianinazzi racconta
Le esperienze eccezionali con i più piccoli, quelle altrettanto belle, ma a volte complicate, negli spogliatoi, le difficoltà a Lugano, la tranquillità di Visp: il 33enne ha parlato a 360°.
Il coach ticinese è uno degli ambasciatori della Giornata della lettura.

LUGANO - La panchina, dove lo avete visto impegnatissimo a dare indicazioni ai suoi giocatori o a chiedere spiegazioni a qualche arbitro, è il suo regno. Lo spogliatoio, che a Lugano prima e a Visp ora, frequenta quotidianamente, è il suo habitat naturale. Luca Gianinazzi è però anche altro, ma recita comunque in ruoli che richiedono pazienza. Come quello del marito e del padre. E di pazienza ne dovrà mostrare parecchia anche domani, mercoledì, quando, in occasione della Giornata della lettura 2026, si confronterà con un gruppo di piccoli curiosi. 

Ma saprà come gestirli, anche grazie all’esperienza maturata lo scorso anno. «È stato molto bello - ha raccontato proprio il 33enne allenatore ticinese - Sono andato nella biblioteca della scuola dell’infanzia di Cureglia, dove abito. Mia moglie, che faceva proprio la maestra di scuola dell’infanzia, mi ha aiutato, mi ha dato dei consigli. È stata una giornata spensierata e bella e sono stato contento di vedere tanti sorrisi da parte dei bambini».

Classi di bambini che sono molto più gestibili rispetto a spogliatoi di adulti? Gianinazzi ha risposto con una battuta, ammettendo come la lettura sia entrata a far parte della sua vita, aiutandolo a farlo distrarre dal lavoro ma anche come occasione unica per stare insieme ai suoi figli in un momento, la sera, di “storie” condivise.

Smesso prestissimo di fare il giocatore, già a 24 anni Luca era seduto in panchina, a Lugano, dove ha cominciato con la U17 per arrivare poi, dopo una crescita costante, alla prima squadra. I due anni e mezzo di National League sono stati ricchi di emozioni, non sempre positive, e a loro modo sono stati indimenticabili. «Per me Lugano è stata una situazione non comoda, non scontata né semplice. Ma sono molto orgoglioso di quanto fatto. A 29 anni sono stato uno dei più giovani allenatori di sempre ad accettare una sfida del genere, ci sono stati dei momenti che sono andati bene, altri che sono andati male ma fa parte della crescita e dello sport».

Il presente del professionista ticinese è ora a Visp, dove ha convinto (pochi mesi fa ha sottoscritto un rinnovo biennale del contratto che lo lega al club vallesano), dove si è trasferito con la famiglia e dove ha trovato un pizzico di quella tranquillità che il Ticino non riusciva a offrirgli. «La pressione l’ho sempre vissuta come un privilegio - ci ha confessato - Se quando esci qualcuno ti riconosce vuol dire che ha passione per quello che fai. Dove l’ho trovato complicato, è quando non ha toccato me. Se ci sono delle critiche queste hanno un impatto sulla vita dei tuoi cari… ecco, quello è stato difficile. Sapere che, dopo il mio esonero, la gente al bar chiedesse a mia mamma “come sta Luca?”, o al lavoro facessero la stessa domanda a mia moglie, non è stato semplice. Il fatto di far soffrire qualcuno a te caro per qualcosa che vuoi fare tu a me ha fatto male».

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