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LUGANO

«Sempre più anziani e sempre più soli, siamo preoccupati»

«L'invecchiamento della popolazione è già realtà» con oltre metà dei senior che vive sola, la Città: «Il 7% di loro non può contare su nessuno. Non aspettiamo che sia emergenza: in campo più servizi e comunità per contrastare l’isolamento»
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«Sempre più anziani e sempre più soli, siamo preoccupati»
«L'invecchiamento della popolazione è già realtà» con oltre metà dei senior che vive sola, la Città: «Il 7% di loro non può contare su nessuno. Non aspettiamo che sia emergenza: in campo più servizi e comunità per contrastare l’isolamento»

LUGANO - Quanto siamo soli e isolati dal contesto sociale con l'avanzare dell'età? Se lo è chiesto "Punto Contatto 70+", progetto - patrocinato dalla Città di Lugano - volto a intercettare bisogni e necessità dei residenti over settanta.

Le risposte le hanno fornite i diretti interessati compilando 2’048 questionari (su un campione potenziale di 8.606 e un tasso di risposta del 23.8%), oltre che rivolgendosi allo sportello di ascolto creato ad hoc dalla Città. Ne è uscito un nitido scatto fotografico sulla rete sociale e dunque sulla qualità di vita degli anziani, illustrato oggi nella sala del Consiglio Comunale a Palazzo Civico.

Prima di tutto, chi sono questi anziani? Il sondaggio ci aiuta a capirlo. Tra le tante voci ne scegliamo qualcuna estratta dallo studio sulla "situazione socioeconomica della popolazione anziana", come ha spiegato Lorenzo Barisone, Statistics and Data Innovation Manager, Città di Lugano. Gli over 64 sono il 24.2% della popolazione, età massima 104 anni per le donne, 112 per gli uomini. L'età media: 78 per le donne, 76 per gli uomini.

La maggior parte dei "non più giovani" vive in quartieri periferici e collinari, «come la Val Colla, Sonvico, Castagnola e Carona». I dati dicono poi che sono maggiormente proprietari di casa: il 77% dei luganesi attivi (20-64 anni) è in affitto, mentre gli anziani lo sono per il 56%. Vivono per lo più in autonomia: un migliaio ha assistenza in casa anziani e conta su nuclei familiari.

«Fattori che non possiamo ignorare» - «Nel complesso la fotografia è positiva, con persone in larga parte autonome, attive e soddisfatte della qualità di vita», ha spiegato Lorenzo Quadri, Capo Dicastero formazione, sostegno e socialità. «Emergono però fattori che non possiamo ignorare - ha aggiunto il Municipale -, perché sono destinati a crescere. Il progressivo invecchiamento, la riduzione della natalità, i nuclei familiari sempre più piccoli e i nuovi equilibri migratori rendono necessario ripensare le politiche pubbliche».

«Avremo sempre più anziani» - Per agire non c'è più tempo. «L'invecchiamento è già realtà: avremo sempre più anziani soli e meno reti familiari su cui contare: il 7% degli anziani non può contare su nessuno: oltre 140 persone sono esposte alla propria vulnerabilità. Siamo pronti a intervenire prima che le fragilità diventino emergenze». Senza dimenticare che «nessuna politica pubblica può agire sola, bisogna coinvolgere tutti, cittadini e comunità locali incluse». Dunque, «agire è responsabilità collettiva», perché il fine ultimo è quello di «invecchiare bene, senza lasciare indietro nessuno».

L'identikit - Ma torniamo alle risposte date dai protagonisti del "sondaggio 70+". L'età media di chi ha risposto è 80 anni, il più anziano ne ha invece 99. La fascia di età più rappresentata è quella 75-79. Quanto al loro titolo di studio e all’occupazione professionale esercitata in età attiva, la maggior parte vanta un apprendistato (27%), segue poi chi ha un diploma di scuola superiore (20%), mentre l'ultima professione svolta è impiegato nell'amministrazione aziendale (49.3%). La situazione abitativa e la sicurezza percepita: il 52.8% vive solo, con il 98% che si sente sicuro.

«Il 47% ha problemi di salute», ecco quali - Lorenzo Barisone ha poi spiegato che «il 75% di chi ha risposto al sondaggio dichiara di avere famigliari e/o amici vicini», mentre per quanto concerne lo stato di salute emerge «un buono stato di prevenzione: ci si sottopone a regolari controlli medici nel 94.5% dei casi». Il 47% ha problemi di salute, i principali sono quelli muscolo-scheletrici (35.7%), seguono quelli cardiovascolari (33.7%). Infine, un cenno allo stato emotivo - con il 75.2% che si dichiara soddisfatto e l'8.1% triste -, e il reddito pro-capite più rappresentativo: tra 30 e 50 mila franchi per il 30.8% del campione.

«Prevenire l'isolamento e stimolare vita attiva dignitosa». Questo il target dell'amministrazione comunale sottolineato da Sabrina Antorini Massa, direttrice della Divisione Socialità della Città di Lugano. «Il quadro generale è positivo - ha precisato - con persone autonome e soddisfatte, tuttavia ci sono segnali che meritano attenzione: oltre metà vivono sole e due anziani su tre partecipano poco o nulla alla vita sociale».

«Ci attendono nuove sfide, siamo preoccupati» - Ma non è tutto. «Il 9% sperimenta una solitudine significativa: circa 800 persone non hanno un riferimento in caso di emergenza, o anche per un malessere, questo ci ha colpito». In futuro? «La popolazione anziana aumenterà e le reti familiari tenderanno a ridursi: abbiamo un gruppo di lavoro sulle sfide demografiche che ci attendono, siamo preoccupati».

Preoccupazioni che la Città vuole allontanare con azioni concrete, sintetizzate così da Antorini Massa: «Lottare contro l'isolamento sociale e migliorare l'informazione sui servizi agli anziani, comunicati anche in occasione dell'invio del questionario». La sfida sarà poi quella di «migliorare l'accesso ai servizi, lavorando sulla prossimità del vicinato e sul volontariato», cosa non facile in una città caratterizzata da una popolazione che viene e va ma che non è più derogabile, perché «più la persona rimane sola più è difficile motivarla ad uscire».

«La solitudine non fa bene» - Tante le iniziative allo studio illustrate dalla Direttrice della Divisione Socialità. «C'è un progetto per il quale gli anziani soli che vivono in case grandi possono mettere stanze a disposizione degli studenti», oppure quello di «cercare di lavorare più sinergicamente con medici di famiglia e infermieri a domicilio», per «promuovere un invecchiamento attivo con più servizi, spazi e incentivi finanziari». Perché «la solitudine non fa bene».

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