«È come un contatore che parte quando l’infermiera entra in casa»

Quasi un anno fa l'ictus: Riccardo deve contare su un'assistenza quotidiana. «Nessuno deve essere costretto a scegliere tra la salute e il costo dell’assistenza».
BELLINZONA - Ha deciso di raccontare la sua storia, anche a nome di chi vive una situazione simile alla sua «e non può essere qui a esprimersi». Perchè «è una misura che colpisce chi è più fragile».
La giornata tipo, a quasi un anno dal malore - Alla conferenza stampa di presentazione della petizione contro l’introduzione di nuovi costi per le cure a domicilio, Riccardo ha portato la sua preziosa testimonianza. Ha descritto la sua «giornata tipo», a quasi un anno di distanza dall’ictus. «Da lì è cambiato tutto il mio modo di vita. Posso muovermi anche con le stampelle, ma sono ancora abbastanza insicuro; per questo, soprattutto in casa, uso la carrozzina, perché ho bisogno delle mani libere».
L'importanza dell'approccio umano - Si comincia con la terapia mattutina, preparata dalle infermiere, «tutte persone bravissime. Quando arrivano, la prima cosa che fanno è chiedermi come sto, come ho passato la notte: il primo approccio è umano, ed è molto importante per me, perché facilita anche l’apertura e il dialogo».
I problemi legati al diabete - Poi c’è il rilevamento dei valori: pressione arteriosa, ossigenazione, temperatura, glicemia. «Con tutti i farmaci che prendo, infatti, ho sviluppato anche il diabete. Questo comporta ulteriori problemi: ogni ferita impiega più tempo a guarire, quindi ho bisogno di medicazioni frequenti. Le infermiere sono sempre presenti, quasi quotidianamente».
L'aiuto in quello che non riesce a fare da solo - Infine, c’è l’assistenza per la cura personale: «Mi aiutano in tutto quello che non riesco a fare da solo. Se necessario, mi fanno la barba: ho provato a farla da solo, ma mi sono tagliato diverse volte perché non riesco a controllare bene i movimenti».
...Arriva la sera - E questa è solo la mattina. Poi, durante la giornata, Riccardo deve seguire diverse terapie. «La sera tutto ricomincia. Arrivano di nuovo, mi chiedono com’è andata la giornata, cosa ho fatto, si interessano a me. Mi aiutano a prepararmi per la notte. Controllano ancora il dispositivo respiratorio e, se ho dimenticato qualcosa, intervengono. Si assicurano anche che io abbia qualcosa per cena».
«Non un extra, ma una necessità» - Dal suo racconto emerge chiaramente l’importanza dell’aspetto umano e delle cure. «Per me, l’aiuto non è un extra: è una necessità - ha spiegato - Mi permette, anche oggi, di essere qui in modo dignitoso». Riccardo è contrario ai cambiamenti in vigore dal 1° aprile. «Immaginate cosa significa dover dare un costo a tutto questo, oltre a ciò che già dobbiamo pagare: cinquanta centesimi ogni 5 minuti. Con il mio fabbisogno giornaliero, arrivo rapidamente alla cifra massima mensile».
«È un contatore» - Per i promotori della petizione (che chiedono in primis di congelare e poi di abrogare la misura) si può arrivare a spendere fino a 450 franchi al mese. «Quando ho sentito questa misura, mi sono chiesto: qualcuno ha davvero idea di cosa significhi? Non è solo una cifra: è un contatore che parte ogni volta che un’infermiera entra in casa».
«Non è giusto» - Infine: «Da quando ne sono venuto a conoscenza, questa cosa mi pesa molto. Invece di aiutare, crea paura, ansia, stress, depressione e isolamento, con il rischio di peggiorare ulteriormente la salute. Parlo a nome di noi pazienti: non è giusto. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria salute e il costo dell’assistenza».




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