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La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La cerimonia, tenutasi lo scorso lunedì 16 marzo presso la SUPSI, ha segnato un traguardo storico per il nostro cantone. Gobbi: «Il vostro compito sarà aiutare a far ritrovare la sicurezza a chi l'ha persa»
SUPSI
Fonte SUPSI
La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino
La cerimonia, tenutasi lo scorso lunedì 16 marzo presso la SUPSI, ha segnato un traguardo storico per il nostro cantone. Gobbi: «Il vostro compito sarà aiutare a far ritrovare la sicurezza a chi l'ha persa»

LUGANO - Sono 25 le diplomate e i diplomati che questo lunedì 16 marzo hanno ottenuto il diploma alla fine del corso di CAS Infermieristica forense della SUPSI.

Il loro lavoro, sostanzialmente è quello di identificare la violenza subita già nell'ambito delle cure, e procedere a fare da trait d'union fra il sistema sanitario e le autorità, facilitando il successivo lavoro d'indagine.

Si tratta della prima classe a completare il percorso in Ticino, segnando un punto, per più di un verso, storico per il cantone. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi, presente alla cerimonia, non si tratta tanto «di un traguardo raggiunto, ma bensì un punto di partenza».

«La sfida che ci attende è creare insieme le condizioni affinché la formazione che concludete oggi si traduca in un valore aggiunto concreto per il territorio, capace di rafforzare la presa a carico e la protezione delle vittime. Una sfida che richiede di mantenere solido il ponte fra le diverse discipline e le istituzioni coinvolte», ha continuato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, «la sicurezza è un bene intangibile di cui ci si accorge solo quando manca. Voi sarete a contatto con donne, uomini e bambini che hanno subito delle violenze e che, a causa di questi episodi, hanno perso il senso di sicurezza. A voi spetterà il delicato compito di contribuire a ricostruirlo».

«Essere qui significa qualcosa che va oltre un certificato», ha chiosato la responsabile dell'Area sanità della Formazione continua SUPSI, Giovanna Colatrella, durante la cerimonia di consegna, «Significa assumersi un impegno verso le persone che incontrerete nel vostro cammino professionale. Un impegno verso la verità, verso la dignità e verso il territorio che ha bisogno di figure competenti, consapevoli e coraggiose».

Il lavoro delle diplomate e dei diplomati avrà un'importanza capitale in caso di indagini: «Solo attraverso una gestione impeccabile delle prove, e quindi di una documentazione delle lesioni accurata e ammissibile in tribunale, possiamo garantire alle vittime una base solida per ottenere giustizia», ha aggiunto la direttrice dell'Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez, «con la conclusione del primo in CAS in Infermieristica forense siamo già sulla buona strada per disporre anche in Canton Ticino di una documentazione corretta e utilizzabile in sede giudiziaria, anche nei casi in cui non venga presentata immediatamente una denuncia penale».

«Cura e giustizia condividono tre elementi: la sfida dello sguardo, vedere il non- visibile dove guardiamo; l’etica dell’osservazione: che cosa ce ne facciamo di quello che guardiamo e la necessità di non riconoscerci come onnipotenti, ma pensare sempre che ci sono sguardi che possono completare il nostro; infine, la coltura (e la cura) delle conoscenze e di noi stessi che le esercitiamo, per comprendere in modo profondo la realtà che incontriamo», aggiunge invece Lorenzo Pezzoli, professore SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense, «una giustizia senza cura è una giustizia debole. E una cura senza giustizia non è una cura. È questa forse la sfida-ponte fra queste due discipline che la vostra professione e la vostra specializzazione oggi vi chiama ad assumere».

Un accenno alla genesi del corso, lo dà invece Cinzia Campello, docente-ricercatrice senior SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense: «Siamo partiti da una ricerca svolta insieme ai Pronto Soccorso dell’EOC, chiedendoci quali fossero le difficoltà che medici e infermieri incontrano quando hanno di fronte una possibile vittima di violenze. Da questa ricerca e grazie all’incontro con la Dottoressa Martinez, abbiamo costruito questa formazione. Continueremo a lavorare con i nostri partner perché crediamo nell’importanza della formazione e della ricerca in questo ambito e a supporto delle vittime di violenza».


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