"Becaària", l’estate che cambiò Mario. Il Ticino degli anni '70 tra lavoro, crescita e alluvioni

Giornate di Soletta: intervista al regista ticinese.
Giornate di Soletta: intervista al regista ticinese.
BERNA/SOLETTA - Il film "Becaària" di Erik Bernasconi ha celebrato la sua prima mondiale ieri sera alle Giornate di Soletta. La pellicola, ambientata negli anni '70, accompagna la crescita del 16enne Mario nella sua prima estate di lavoro in montagna. Intervista al regista ticinese.
Dopo aver bocciato l'anno di liceo - o ginnasio, come si chiamava allora - Mario Zanetti (Francesco Tozzi) si ritrova nell'incertezza sul proprio futuro. Sullo sfondo pesa un rapporto teso con il padre, che lo considera un lazzarone, e per questo lo manda a lavorare per l'estate del 1977 presso la famiglia Belotti, in montagna. Qui il ragazzo farà incontri significativi che lo aiuteranno a maturare e, infine, a trovare la propria strada.
Il film è un adattamento cinematografico del libro "Il becaària" (Gabriele Capelli editore 2019, nuova edizione) dello scrittore ticinese Giorgio Genetelli, pubblicato per la prima volta nel 2011 da ANAedizioni. Erik Bernasconi lo aveva incontrato già nel 2008 sul set di "La valle delle ombre" di Mihály Györik (2009): "io ero aiuto regista, lui era comparsa", ha raccontato il cineasta in un'intervista a Keystone-ATS.
Libertà nella scrittura - Nel 2011 i due si ritrovano e Genetelli racconta a Bernasconi di aver scritto un libro, dicendosi felice se ne fosse nato un film. Leggendo il romanzo, il regista ne rimane «folgorato da un punto di vista letterario» e, insieme alla produttrice Michela Pini - amica e partner professionale di lunga data - decide di avviare l'adattamento cinematografico.
L'unica richiesta dell'autore era «non tradire lo spirito del romanzo. Io credo di non averlo tradito, ma vediamo cosa mi dirà quando avrà scoperto il film a Soletta», ha detto dal canto suo il regista. «Non abbiamo scritto assieme, ma lui è stato accanto al progetto tutto il tempo», ha precisato.
Bernasconi ha lavorato al film per quasi quindici anni, con pause dedicate ad altri progetti. Alle Giornate di Soletta, "Becaària" concorre per il Prix du Public. «Le emozioni saranno sicuramente tante: c'è la voglia di vedere come reagirà il pubblico», ha affermato il cineasta.
Storia di formazione - Il termine dialettale "becaària", definito nel film come «un lazzarone, uno di città che viene in montagna per prendere aria», sembra descrivere Mario agli occhi del padre e degli abitanti della valle. Nel corso della storia, tuttavia, il giovane dimostra di non essere affatto un fannullone.
«Il becaària' è un romanzo di formazione. E il film è quello che nell'ambiente si definisce un 'coming of age', una storia di crescita, di ricerca della propria identità», ha spiegato il regista. Nella pellicola vengono esplorati temi quali l'amicizia, i primi amori, ma anche la morte: elementi in gran parte già presenti nel romanzo.
Per quanto riguarda i primi amori, il regista ha però introdotto un nuovo personaggio: Prisca (Sinéad Thornhill), figlia del contadino presso cui lavora Mario. Una giovane donna sicura di sé e di ciò che vuole. «Per me era necessario inserire un personaggio femminile un po' diverso rispetto al romanzo», ha detto. «Mi sono reso conto che negli anni Settanta c'era già tutto sul tavolo dei temi che oggi stiamo riscoprendo» riguardo al ruolo femminile nella nostra società. È anche grazie al rapporto con Prisca che Mario cresce: nel film appare evidente che la ragazza è più matura di lui. «Gli anni Settanta aiutano davvero a ricordarci un'epoca di cambiamento», ha aggiunto.
Ambientato negli anni '70 - Abbiamo chiesto a Bernasconi quali fossero state le sfide di girare un film ambientato negli anni '70. «Scegliere o creare una scenografia che ci parlasse dell'epoca e quindi che non ci confondesse con il 2026», ha risposto, precisando che «l'assenza di telefonini sul set non è stato un problema, anzi».
«La difficoltà, come per ogni film d'epoca, riguarda soprattutto costumi e scenografia, ma è anche la parte più divertente», ha aggiunto. Nella pellicola si vede anche un vecchio autopostale, un gioiello che la produzione ha scovato presso un privato del Canton Berna: un dettaglio che contribuisce a riportare in vita un elemento del passato.
Riprese poco dopo le inondazioni
A differenza del libro - in cui Mario vive a Preonzo e viene inviato ad Airolo per l'estate - il film, pur essendo stato girato in Vallemaggia (in particolare in Lavizzara, a Fusio), non è ambientato in un luogo preciso: si parla piuttosto di «pianura e montagna».
Le riprese sarebbero dovute iniziare il giorno successivo alle devastanti inondazioni del 29 e 30 giugno 2024 in Alta Vallemaggia e, in particolare, in Valle Bavona. «L'alluvione è stato un evento che ci ha toccati profondamente all'inizio delle riprese», ha raccontato Bernasconi. La troupe ha perso anche un camion, mai più ritrovato.
«Emotivamente questo ricordo accompagnerà il film», ha aggiunto. Nei titoli di coda compare infatti la dedica: «Alle persone colpite dalle alluvioni dell'estate 2024 nella Svizzera italiana». Oltre alla Vallemaggia, è stata duramente colpita anche la Mesolcina. Il film è prodotto da Cinédokké di Savosa, l'uscita nelle sale non è ancora stata comunicata.




