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«Gli unici a guadagnare dall’iniziativa antidumping: 166 nuovi funzionari pubblici»

Presa di posizione dei contrari all'iniziativa dell'MPS: «Non modifica i salari minimi, non introduce nuove tutele economiche e non interviene sui livelli retributivi reali».
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«Gli unici a guadagnare dall’iniziativa antidumping: 166 nuovi funzionari pubblici»
Presa di posizione dei contrari all'iniziativa dell'MPS: «Non modifica i salari minimi, non introduce nuove tutele economiche e non interviene sui livelli retributivi reali».

LUGANO - «Costosa, inefficace e inutile per i salari».

In attesa della conferenza stampa (prevista il 5 febbraio), il comitato del No all'iniziativa antidumping commenta «le argomentazioni che in data odierna sono state presentate dagli iniziativisti di sinistra ed estrema sinistra». Per i componenti, l'iniziativa in votazione l'8 marzo «non garantisce alcun aumento dei salari» e impone, invece, «un apparato amministrativo sproporzionato, costoso e dannoso per il tessuto economico cantonale e i posti di lavoro. Non da ultimo, il ruolo dei partner sociali, che già oggi verificano le condizioni del mercato del lavoro nella Commissione tripartita cantonale, nelle commissioni paritetiche di controllo e nei contratti collettivi, sarà indebolito a favore di una statalizzazione estrema dei controlli».

L’iniziativa «non modifica i salari minimi, non introduce nuove tutele economiche e non interviene sui livelli retributivi reali. Propone solo controlli massicci e raccolte dati senza collegamento diretto con misure capaci di aumentare concretamente i salari». Per attuare quanto richiesto, «il Cantone sarebbe costretto ad assumere 166 nuove unità di personale ispettivo, con una spesa superiore ai 18,5 milioni di franchi all’anno. A questa cifra vanno aggiunti i costi di logistica, supporto amministrativo e infrastrutture digitali. Una simile espansione della macchina statale è semplicemente insostenibile per le finanze cantonali, attualmente sotto pressione».

«Il sistema di controlli è già oggi il più intenso di tutta la Svizzera» - Il Ticino controlla «già oggi il 30% delle aziende, contro una media nazionale del 3–5%. I dati dimostrano che le infrazioni sul salario minimo sono poche e quasi sempre legate a errori tecnici. L’iniziativa ignora questa realtà e impone un sistema di sorveglianza che non corrisponde ai bisogni effettivi del mercato del lavoro e soprattutto che non avrebbe alcun impatto sulle condizioni di lavoro dei collaboratori. Il sistema proposto dall’iniziativa è tanto più eccessivo e inutile in quanto imporrebbe verifiche sistematiche e indifferenziate in tutti i settori economici e non solo in quelli a rischio di dumping».

Infine, «questa iniziativa non migliora i salari, non rafforza i diritti dei lavoratori e rischia di mettere in pericolo i posti di lavoro esistenti, causando un onere burocratico sproporzionato per le aziende ticinesi, per rapporto a quelle concorrenti. Una regolamentazione così invasiva penalizzerebbe infatti il Ticino dal punto di vista dell’attrattività, mettendo in pericolo investimenti e impieghi. Gli unici attori ad approfittare di un assurdo quanto inutile nuovo apparato burocratico sarebbero i 166 nuovi funzionari da assumere. Per queste ragioni, invitiamo le cittadine e i cittadini ticinesi a respingere con decisione l’iniziativa il prossimo 8 marzo».

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