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RIVERA

Dopo 35 anni chiude il negozio di animali: «Schiacciati dalla concorrenza online»

Amico Animale chiude i battenti e dal 1° gennaio passerà online: «Una scelta fatta a malincuore, ma è impossibile resistere a queste condizioni»
Amico Animale
Dopo 35 anni chiude il negozio di animali: «Schiacciati dalla concorrenza online»
Amico Animale chiude i battenti e dal 1° gennaio passerà online: «Una scelta fatta a malincuore, ma è impossibile resistere a queste condizioni»

RIVERA - Dopo 35 anni di attività, chiude i battenti il negozio Amico Animale di Rivera. La concorrenza sempre più aggressiva dei rivenditori online non lascia alternative. «Oggigiorno – racconta la proprietaria Edith Consonni – la gente compra sempre più su internet, spesso da siti stranieri, soprattutto cinesi, dove si trovano prodotti a prezzi e qualità completamente diversi dai nostri. È difficile competere». L'ultimo giorno di apertura è dunque fissato al 31 dicembre 2025 e a partire dal 1° gennaio l’attività sarà disponibile esclusivamente online.

Una sopravvivenza difficile - La storia di Amico Animale inizia nel 1990, quando Roberto Quadri – scomparso pochi giorni fa – aprì il negozio all’interno del centro commerciale di Grancia. Nel 2005 Edith e il marito Marco decisero di rilevarlo: «Siamo rimasti lì fino al 2015, poi nel 2016 ci siamo trasferiti a Rivera, dove siamo tuttora». Per anni gli affari sono andati bene, ma col tempo tutto è cambiato. L’affluenza è calata drasticamente. «Credo tutto dipenda dal calo del potere d’acquisto delle famiglie e da un cambio di mentalità. Oggi si ritiene sia meglio comprare dieci cuscini a cinque franchi dalla Cina piuttosto che uno solo, fatto bene, a cinquanta franchi da un produttore locale», spiega Edith. Le cifre, infatti, non sono più quelle di una volta: «Non riusciamo più a coprire le spese e a garantire gli stipendi. A malincuore, dopo oltre un anno di tentativi per salvare l’attività, abbiamo deciso di chiudere il negozio fisico e continuare solo con il nostro sito online».

I tentativi di rilancio non sono mancati. «Abbiamo offerto prodotti di qualità a prezzi concorrenziali, con promozioni regolari sui mangimi e su altri articoli. Ci siamo impegnati anche sul servizio, ma purtroppo non è bastato».

Qualità vs prezzi troppo bassi - La qualità è sempre stata il punto di forza di Amico Animale. «Abbiamo puntato su articoli selezionati, mantenendo prezzi corretti, riducendo i margini al minimo, ma non funziona più. Fino a due anni fa avevamo ancora clienti affezionati, disposti a pagare qualcosa in più per un prodotto ben fatto, poi il mercato è cambiato in fretta. Anche nel settore dei mangimi, che per noi era fondamentale, non riusciamo più a reggere: i siti praticano prezzi impossibili. Noi dobbiamo passare dai distributori svizzeri, con costi uguali per tutti, e non possiamo competere».

A pesare ulteriormente sono i costi di trasporto, di lavorazione e del personale. «Gli stipendi sono fissati dai contratti collettivi e vanno rispettati», sottolinea. Oltre al lavoro dei titolari, il negozio impiega due dipendenti: uno a tempo pieno e uno al 50%. «Purtroppo dovremo lasciarli a casa entrambi – aggiunge –. Vedremo quando partirà l’online quel che potremo offrire. Il sito c’è già, ma lo stiamo rinnovando: vogliamo renderlo più moderno e competitivo. Con costi fissi più bassi, speriamo di proporre prezzi ancora più interessanti». L'indirizzo a cui sarà possibile reperire i prodotti è www.banzai.ch: oltre all'acquisto e alla classica consegna a domicilio, disponibile anche un servizio di ritiro gratuito della merce in magazzino.

I clienti, intanto, hanno accolto la notizia con dispiacere. «La decisione non è stata presa a cuor leggero: non si chiude un negozio da un giorno all’altro lasciando a casa delle persone. Abbiamo cercato soluzioni per mesi, ma non è stato possibile. La clientela è rimasta sorpresa, ma basta guardarsi intorno: nel commercio al dettaglio la situazione è difficile per tutti. E non siamo i soli: solo quest’anno, in Ticino, hanno chiuso almeno due negozi simili al nostro, uno nel Locarnese e uno nel Luganese».

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