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In difficoltà già dalla gravidanza o dal parto

Ogni anno oltre 60 famiglie sono seguite dal progetto PAT. La coordinatrice Laura Nania: «Di fronte all'arrivo di un figlio ci si può sentire fragili».
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In difficoltà già dalla gravidanza o dal parto
Ogni anno oltre 60 famiglie sono seguite dal progetto PAT. La coordinatrice Laura Nania: «Di fronte all'arrivo di un figlio ci si può sentire fragili».

CHIASSO - Problemi economici. Di stress. Oppure legati a inattese tensioni dovute a una situazione inedita. Ogni anno decine di neo genitori si ritrovano in difficoltà. Già durante la gravidanza. Oppure subito dopo il parto. A venire loro in aiuto c'è il progetto "PAT - Imparo con i genitori". «Seguiamo tra le 60 e le 70 famiglie all'anno – spiega la coordinatrice Laura Nania –. Il nostro è un servizio pedagogico, di prevenzione e accompagnamento».

Che peso ha l'idealizzazione della figura genitoriale in questo fenomeno?
«Ne ha. Diventare genitori è una sfida. Quando arriva un bimbo le dinamiche di coppia, in un modo o nell'altro, cambiano. In alcuni contesti possono subentrare tensioni e il progetto PAT si offre quale sostegno per le famiglie, consentendo loro di avere degli strumenti utili a migliorare il loro benessere generale».

In quali circostanze subentrate?
«Il PAT è un progetto di prevenzione, quindi la sua attivazione è prevista già durante la gravidanza o entro i primi 6 mesi di vita del bambino in situazioni generalmente delicate o particolarmente vulnerabili. Interveniamo dove sono presenti fattori di rischio che non sono ancora sfociati in problemi o difficoltà tali da allertare i servizi preposti. A portare stress all'interno di un nucleo famigliare è sempre un mix di fattori, quali ad esempio: una possibile separazione, motivi economici, l'isolamento sociale».

Chi vi chiama in causa?
«A volte sono gli stessi genitori. Altre volte levatrici, infermiere consulenti, ginecologi, pediatri o anche assistenti sociali. Ma alla fine spetta comunque ai genitori aderire o meno al progetto PAT». 

E come agite?
«Cerchiamo di creare una relazione di fiducia con la famiglia, costruendo il percorso insieme. Creando una collaborazione basata sulle competenze e le risorse genitoriali esistenti. Rafforzandole. Sappiamo benissimo di entrare in contesti in cui ci sono condizioni di base complicate. Dobbiamo agire con delicatezza».

Quanto conta l'isolamento sociale?
«Tanto. A volte i genitori non sono a conoscenza dei servizi che ci sono sul territorio. È anche questo il nostro compito. Indicare loro quali strumenti hanno a disposizione, quali risorse esistono. Il progetto PAT propone alle famiglie anche degli incontri di gruppo, offrendo così uno spazio per il confronto tra genitori e una prima socializzazione tra bambini attraverso il gioco. Capita anche che il nostro supporto non sia adatto a una specifica situazione».

E lì cosa accade?
«A quel punto accompagniamo i genitori a identificare un servizio di sostegno più specifico, con il quale poi collaboriamo». 

Su cosa lavorate nel concreto?
«Sull'interazione tra genitore e bambino, sulle competenze genitoriali legate allo stadio di sviluppo del bambino e sul benessere familiare. Facciamo visite a domicilio, un'ora ogni due settimane circa».

Ma quanto "costate" alle famiglie?
«Il nostro è un mandato cantonale, offriamo un servizio gratuito con l’impegno da parte dei genitori di mettersi in gioco per almeno due anni. Quello che proponiamo è un percorso per vivere la genitorialità in maniera più serena. Necessita di tempo».

Vi siete chiesti come mai tanti genitori hanno bisogno di servizi come il vostro?
«Viviamo in una realtà molto complessa, per cui una risposta semplice non esiste. È una società sempre più veloce, esigente, in cui le sfide si moltiplicano. Di fronte all'arrivo di un figlio ci si può sentire fragili e disorientati. Soprattutto se si vive già in un contesto di vulnerabilità». 

La vostra sede principale è a Chiasso, poi ne avete un'altra nel Luganese.
 «Ma siamo attivi in tutto il territorio ticinese. Noi cerchiamo di mettere le persone a proprio agio, non c'è nulla di male nel farsi aiutare. Speriamo di aiutare le mamme e i papà a sfruttare le loro risorse per esprimere al meglio il loro potenziale e garantire il benessere dei bambini». 

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